PELLALOCO (ROVERBELLA) – A Pellaloco, minuscola frazione agricola di Roverbella, la fede non è un ricordo del passato: è un flusso continuo che attraversa tutto l’anno. Migliaia di persone, anche nel 2025, hanno raggiunto il Santuario di Santa Rita, un luogo che deve la sua fama soprattutto a un sacerdote che ha segnato profondamente la storia del paese: don Rodolfo Ridolfi.
Un santuario nato dalla devozione popolare
La chiesa parrocchiale, dedicata a San Rocco, affonda le sue radici nel Quattrocento, quando i nobili Malatesta De’ Terzi costruirono un primo oratorio privato. L’edificio attuale risale invece al Settecento, ricostruito tra il 1728 e il 1735 grazie alla famiglia Spolverini. Ma il vero cuore del santuario è la statua di Santa Rita, donata nel 1930 da Angelina Arcari: da quel momento la devozione è cresciuta fino a trasformare la piccola chiesa in un punto di riferimento per fedeli provenienti da tutta Italia. Nel 2022 è arrivato anche il riconoscimento ufficiale a Santuario di Santa Rita ma la parrocchia è dedicata San Rocco, patrono del paese.
Don Rodolfo, il parroco che cambiò Pellaloco
Impossibile parlare del santuario senza ricordare don Rodolfo Ridolfi, parroco dal 1930 al 1961. Nato a Castiglione delle Stiviere nel 1899, entrò in seminario dopo una guarigione che lui stesso attribuì a Santa Rita. A Pellaloco portò una fede concreta, fatta di vicinanza alle persone, aiuto ai malati, ascolto e carità. Ma attorno a lui si sviluppò anche un’aura particolare: molti fedeli raccontavano di episodi inspiegabili, guarigioni improvvise, intuizioni profonde, persino fenomeni di bilocazione. Numerosi ex voto ancora oggi tappezzano le pareti del santuario. Il suo legame spirituale con Padre Pio è documentato da testimonianze e lettere: i due sacerdoti avrebbero collaborato in casi di esorcismo e sostegno ai fedeli più in difficoltà.
Oltre alla dimensione spirituale, don Rodolfo fu un motore di sviluppo sociale. Nel 1952 volle un asilo, finanziato dalla famiglia Falck. Nel 1962, dopo la sua morte, aprì la fabbrica di confezioni Slam, da lui ideata, che diede lavoro a oltre cento donne del territorio. Sognava persino un piccolo villaggio per le famiglie della parrocchia, progetto che non riuscì a completare a causa della malattia che lo portò via nel 1961.
Don Maurizio Luzzara: parroco, cerimoniere con la passione dei presepi
Parroco di Pellaloco e Castiglione Mantovano, nonché canonico della cattedrale, anche Don Luzzara, spentosi all’età di 70 anni, nel luglio del 2019, era molto noto nella comunità cattolica mantovana, per essere stato pure segretario e cerimoniere del vescovo Roberto Busti. Nato nel 1949, don Maurizio era stato ordinato sacerdote nel 1976 a Mantova. La nomina di parroco di Pellaloco risale al 2004. Presidente del Consiglio direttivo dell’Associazione diocesana clero, il primo settembre del 2017 era stato nominato canonico nel Capitolo della cattedrale, un’istituzione che raccoglie gli stretti collaboratori del vescovo. Il ruolo di don Maurizio Luzzara era di cerimoniere. Don Luzzara era noto per la conoscenza approfondita di tutti gli aspetti liturgici ed era conosciuto anche per una sua passione: collezionava presepi.
Una collezione che non rappresentava semplicemente un hobby e che gli ha permesso negli anni, anche attraverso viaggi in più parti del mondo, di raccogliere pezzi grande valore storico e artistico. Il Santuario è rimasto senza parroci per circa 4 anni, poi il vescovo Marco Busca ha nominato don Alberto Ferrari, ex parroco a Moglia e Bondanello, il quali oltre a celebrare la Santa Messa si adopera per accogliere i fedeli e a curare in tutti i suoi aspetti il luogo sacro.
La fede che continua
Ancora oggi, chi entra nel santuario percepisce un clima di raccoglimento particolare. La cappella dell’adorazione perenne, le rose benedette nella festa del 22 maggio, le testimonianze lasciate dai fedeli raccontano una storia che continua a vivere. Pellaloco è un luogo minuscolo, ma la sua spiritualità ha un’eco sorprendentemente grande. E molto di questo si deve a sacerdoti che, con umiltà e determinazione, hanno saputo trasformare un borgo agricolo in una meta di fede e speranza. Accanto al Santuario è possibile accedere ad una cappella dedicata all’Adorazione Eucaristica Perpetua luogo carico di spiritualità dove i fedeli di raccolgono in preghiera.











