Valli del Mincio, un modello digitale per studiare il comportamento di acque e sedimenti

MANTOVA – Quello dell’asta del fiume Mincio, e in particolare delle sue Valli, è un equilibrio fragile e soggetto a cambiamenti anche molto repentini. Per questo l’Università degli Studi di Trento, che dal 2024 si occupa delle attività conoscitive e di monitoraggio quali-quantitativo del Mincio dopo aver preso il testimone dall’Università di Parma, nell’ambito della convenzione tra Parco del Mincio e Regione Lombardia finalizzata alla caratterizzazione dello stato delle risorse idriche, sta ora terminando l’elaborazione di un modello idrodinamico digitale delle Valli al fine di studiarne le dinamiche e, laddove possibile, prevenirne i cambiamenti.

Argomenti che questa mattina sono stati al centro degli stati di avanzamento alla presenza – fisica e in collegamento – di numerosi studiosi, in primis Marco Tubino, docente presso il Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica Università degli Studi di Trento, e Luca Adami, ricercatore presso il medesimo Dipartimento trentino. Quantità e qualità sono le due direttrici lungo le quali si misura lo stato di un ecosistema sempre più in bilico tra grandi siccità (come quella del 2022) e sovrabbondanza di acqua (come nel 2024). “Tutto questo – spiega Adami – si lega al monitoraggio che abbiamo fatto sia l’anno scorso che quest’anno sui due affluenti nella zona delle Valli, Goldone e Osone, in quanto oltre a introdurre nel sistema Valli delle acque contenenti nutrienti che vanno a peggiorarne i parametri, introducono nel sistema stesso dei sedimenti minerali che portano a un deposito in quelle aree. Per ovviare a questa situazione abbiamo approfondito gli studi, installando degli strumenti di misura in particolare sul torrente Osone, misurandone la torbidità (sabbia, limo, argilla). Fra poco installeremo un ulteriore strumento sul torrente Goldone in modo tale da avere un quadro complessivo degli ingressi di torbidità”.

Per conoscere meglio questo quadro così dinamico e complesso, l’Università degli Studi di Trento, insieme al Parco del Mincio, sta dunque approntando un modello idrodinamico che vada in particolare a illustrare il funzionamento idrodinamico delle Valli del Mincio per risolvere l’annosa problematica del deposito di sedimenti:” tale modello digitale – illustra Tubino – consente di ricostruire il modo in cui l’acqua e quindi poi anche i sedimenti si ripartiscono ed eventualmente si depositano all’interno del sistema. In questa fase abbiamo ricostruito la parte idrodinamica, costruendo un modello che simula la distribuzione della portata all’interno della rete: a seconda di quanta acqua arriva dal Mincio e quanta dall’Osone e Goldone si generano delle ripartizioni della portata diversa, velocità diversa, quindi capacità più o meno alta dei canali più piccoli di autopulirsi oppure di sedimentarsi. Con questo modello siamo anche in grado di dare uno strumento per la gestione futura della pulizia dei canali e sugli squilibri all’interno delle Valli. E’ dunque importante per orientare gli interventi di manutenzione, che cosa andare a pulire e come”.

“Oggi per questioni anche economiche – conclude Tubino – i sedimenti vengono drenati e riposizionati, però tutto questo sta creando un maggiore distacco fra l’acqua e le terre che dovrebbero essere umide, e quindi è da valutare anche come fare per la gestione dei sedimenti. Quello delle Valli è un equilibrio fragile e questi processi possono essere anche rapidi: un canale pulito qualche anno fa può trovarsi oggi in condizioni di nuovo molto diverse”.

La ricostruzione delle scale di deflusso, ottenute dai rilevamenti presso sei stazioni di misura negli anni 2022, 2024 e 2025, per quanto annualmente influenzate dall’abbondanza o dalla scarsità delle piogge “confermano”, ha evidenziato Luca Adami, “la correlazione tra portate e livelli critici delle acque: alla luce delle nostre conoscenze, è necessario orientarsi verso una gestione integrata delle sezioni di fiume corrispondenti alle Valli e ai Laghi”.
Fa riflettere, in particolare, il dato relativo ai giorni di chiusura della paratoia di Casale, all’ingresso delle Valli, per esigenze di protezione civile sulla città di Mantova: ben 320 giornate, dal 2014 a oggi.

Per quanto riguarda i dati qualitativi, illustrati da Maria Cristina Bruno, ecologa presso la Fondazione Mach, le analisi preliminari degli indici LIMeco, ottenuti dalla sintesi di ossigeno disciolto, azoto ammoniacale, azoto nitrico e fosforo totale, descrivono un decadimento della qualità ecologica dal 2024 al 2025, con picchi critici rilevati presso i canali Goldone e Osone, principali responsabili dell’apporto di solidi sospesi, calcolati in 12,6 tonnellate al giorno dal Goldone e 25,2 dall’Osone.