(Adnkronos) – Il governo metterà la fiducia sulla legge elettorale, rischiando il ‘Vietnam’ dei franchi tiratori e, nella peggiore delle ipotesi, di dover tornare a casa. Ma a Palazzo Chigi la volontà resta quella di portare a termine la legislatura. Giorgia Meloni si presenta in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri insieme ai due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
L’occasione è illustrare i contenuti del decreto carburanti, che accanto alle norme sulle accise prevede l’abolizione del bollo per auto e moto di media potenza. Un annuncio che riporta subito alla mente, in sala stampa, la promessa dell’abolizione dell’Ici fatta da Silvio Berlusconi in campagna elettorale anni fa. È la stessa premier a richiamare quel precedente: “Ma non leggetela come una mossa elettorale”, assicura.
L’obiettivo, spiega l’inquilina di Palazzo Chigi, è portare la nave del governo in porto fino alla fine della legislatura. Anche se sul voto segreto della legge elettorale – attesa alla Camera per la terza lettura – aleggia ancora lo spettro dei franchi tiratori: uno scenario già visto a luglio, quando il voto segreto sulle preferenze mise in difficoltà l’esecutivo, facendolo vacillare. Interrogata sull’ipotesi di elezioni anticipate, Meloni non lascia spazio a dubbi: “Finché io ho una maggioranza solida per governare, intendo governare questa Nazione”. E aggiunge: “Io vorrei arrivare alla scadenza della legislatura”, ribadendo l’intenzione di “continuare a governare fino a quando avrò questa bella e solida maggioranza che mi accompagna”.
Alle voci ricorrenti su una sua presunta tentazione di andare al voto anticipato, la premier replica quasi con insofferenza: “Leggo ogni giorno delle ricostruzioni, che io davvero non so da dove possano muovere, su questa continua tentazione della Meloni di andare a votare. La prima volta lo lessi che neanche avevo fatto la lista del Consiglio dei ministri…”. E rivendica la stabilità come cifra del suo esecutivo: “Mi pare di aver fatto un certo vanto della stabilità che questo governo ha dato all’Italia, non come stabilità in assoluto, ma stabilità per quello che la stabilità ti consente di fare”. Sul nodo più caldo – le eventuali dimissioni in caso di bocciatura del ‘Melonellum’ – Meloni dice che “le due cose sono collegate”. E ricorda il precedente di luglio: “Quando l’emendamento delle preferenze non passò alla Camera, nello scorso passaggio, io ho sentito dire da più parti che il governo non aveva la fiducia del Parlamento e delle Camere. Quindi credo che sia un fatto di chiarezza”, spiega, sfidando a viso aperto gli eventuali ‘sabotatori’.
Alla domanda se si senta di escludere un’alleanza futura con Roberto Vannacci, la premier non pronuncia – come le viene chiesto – la parola “mai”. Ma fa capire che, al momento, le condizioni per imbarcare il generale non ci sono: “Devo segnalare che parliamo di un partito, Futuro Nazionale, che oggi è composto di tutti i parlamentari che sono stati eletti nel centrodestra per votare i provvedimenti del centrodestra e rappresentare i cittadini che hanno votato centrodestra, e che oggi si trovano in un partito che vota con l’opposizione contro quei provvedimenti e contro quel programma”. Un precedente che, avverte, potrebbe ripetersi: “Quando questo accade una volta, può accadere anche la seconda”. Meloni chiude il discorso con una sintesi: “Voglio ricordare che è sempre molto più importante vincere per governare che vincere per non governare. Questo è il tema che a me interessa”.
In conferenza stampa viene chiesto a Meloni anche del discusso incontro a Milano tra Matteo Salvini e l’ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, a margine di un evento con le imprese italiane che operano a Mosca. Mossa concordata con Palazzo Chigi o fuga in avanti del vicepremier? La premier la vede così: “L’incontro, che nasceva come incontro con le aziende italiane, lo trovo la cosa più naturale del mondo. Noi che seguiamo le aziende del sistema Italia in qualunque contesto, seguiamo anche queste”. E derubrica a fisiologica pure la presenza del diplomatico: “Non c’è niente di strano neanche sulla presenza dell’ambasciatore russo. Noi non abbiamo chiuso i rapporti diplomatici con la Russia, e quindi accade che questa presenza diplomatica regolarmente accreditata parli con le autorità italiane”.
Interpellata sui droni abbattuti nei cieli europei (in Lituania l’ultimo caso), Meloni legge le provocazioni russe come “una forma di nervosismo, come se si volesse spostare l’attenzione su un conflitto che non va come dovrebbe andare”. E chiude rimarcando la linea del governo di sostegno a Kiev, la stessa dal 2022: “Per l’Italia è importante che continui ad avere una posizione chiara, e questo non è mai venuto meno”.


















