(Adnkronos) – E’ un maggio da record per le temperature, con picchi sempre più torridi da Nord a Sud del Paese. E con le temperature cresce l’allarme dei sindacati per le condizioni di sicurezza dei lavoratori, specie di quelli più a rischio per l’esposizione prolungata alle ondate di calore. A partire da quelli delle costruzioni, come denuncia il sindacato di categoria FenealUil che, interpellato da Adnkronos/Labitalia, chiede al governo una legge ad hoc, un ‘Decreto Grande caldo’ con disposizioni valide su tutto il suolo nazionale che vietino il lavoro nelle ore più calde. “Quest’anno il grande caldo è arrivato già verso la seconda metà di maggio, con diverse città italiane da ‘bollino rosso’ e inevitabili gravi conseguenze per chi lavora all’aperto, come la maggior parte dei lavoratori del comparto delle costruzioni e del lapideo”, spiega ad Adnkronos/Labitalia il segretario nazionale FenealUil Stefano Costa, responsabile salute e sicurezza del sindacato.
“In queste condizioni, affaticamento, disidratazione, crampi, sincopi, colpi e stress da calore, dermatiti e rischi di tumori alla pelle sono in aumento, eppure anche quest’anno non è stata varata alcuna normativa a livello nazionale per limitare l’esposizione di lavoratori e lavoratrici al grande caldo. La Regione Lazio ha emanato un’ordinanza ad hoc ‘già’ a fine maggio, ma è una felice eccezione”, prosegue il sindacalista.
Per il sindacato però “occorrono interventi strutturali, come la FenealUil chiede da tempo, per ridurre i rischi per la salute di lavoratori e lavoratrici. Non si può affidare il benessere e la salute di chi opera all’aperto, in edilizia, in agricoltura e in molti altri settori, al buon cuore dei legislatori regionali, con tempistiche e modalità variabili ed evidenti disparità di trattamento tra un territorio e l’altro”.
Per questo, la FenealUil appunto invita il Governo a emanare una legge ad hoc, un ‘Decreto Grande caldo’ “sulla base delle indicazioni fornite dalla piattaforma Worklimate sviluppata da Inail e Cnr, l’unica supportata da evidenze scientifiche – e ne permettano la riprogrammazione in altri orari, eventualmente ricorrendo alla Cigo (Cassa Integrazione guadagni ordinaria) con ore ‘extra contatore’, e che facilitino turnazione e cambi di mansione del personale e prevedano la messa a disposizione obbligatoria di acqua, sali minerali e adeguati dpi, incluse le creme solari. “Sarebbe una norma di civiltà, che garantirebbe il benessere di migliaia di lavoratori e lavoratrici, evitando loro possibili danni alla salute e conseguenti costi per la sanità pubblica e le stesse imprese”, conclude Costa.
L’allarme della FenealUil trova sponda nei colleghi della Filca Cisl che con il segretario generale Ottavio De Luca chiede norme che vadano al di là del quadro emergenziale. “Noi continuiamo a ripetere -spiega De Luca ad Adnkronos/Labitalia- che il mutamento climatico non è più una condizione emergenziale o saltuaria ma è un fenomeno strutturale dell’ambiente con cui dobbiamo fare i conti in modo stabile. E invece tutto il sistema si basa su interruzioni straordinarie, i casi vengono trattati di volta in volta oppure sono legati a ordinanze di carattere emergenziale. Per questo il tema non va affrontato solamente con risposte alle singole emergenze che il mutamento comporta, ma è necessario un approccio trasversale che parta dal tema centrale: la salute e la sicurezza dei lavoratori, dei cittadini, delle persone. Ci vuole un affondo normativo che incida su tutti quei campi dell’attività e della pianificazione del lavoro e che affronti questo cambiamento per quello che è: la nuova realtà climatica e, di conseguenza, il mutamento dell’ambiente di lavoro”, sottolinea.
“Un ambiente -continua De Luca- che ha insito un rischio sanitario importante: ci sono molte malattie professionali legate all’esposizione al sole, tra le più gravi il melanoma. Garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, a partire da quelli più a rischio come cave e cantieri, resta la priorità della nostra azione sindacale e deve vedere l’impegno di tutti i protagonisti, aziende, sindacato e istituzioni”.
De Luca sottolinea come “in questi giorni molte città italiane sono contrassegnate con il cosiddetto bollino arancione, che indica temperature elevate e condizioni meteorologiche che possono comportare effetti negativi sulla salute della popolazione. Di fronte a questa prima, intensa ondata di caldo dell’anno è prioritario non mettere a rischio i lavoratori più esposti, come quelli edili. Ogni anno, infatti, nei cantieri ma anche nelle cave si verificano numerosi casi di malori legati allo stress termico, con un aumento degli incidenti”.
“Giova ricordare che l’Inps -sottolinea il leader sindacale- dà la possibilità di bloccare i lavori nei cantieri e ricorrere alla cassa integrazione o in presenza di una ordinanza territoriale o quando la temperatura percepita, anche in considerazione dell’attività svolta, mette a rischio la salute dei lavoratori. Molte Regioni provvedono a emettere in modo tempestivo ordinanze per lo stop ai lavori nelle ore più calde, come ha fatto il Lazio”, conclude. (di Fabio Paluccio)

















