MANTOVA – Il primato di Mantova come città più attrattiva d’Italia, con oltre mille residenti guadagnati in tre anni, accende lo scontro politico. Per il sindaco Andrea Murari è la conferma che le politiche messe in campo negli ultimi anni stanno funzionando e che la città è tornata ad attrarre soprattutto giovani. Per il centrodestra, invece, i numeri vanno letti senza trionfalismi, guardando alla provenienza dei nuovi residenti, alla qualità del lavoro, all’impatto sui servizi e alle reali ricadute sull’economia cittadina.
Murari: “Politiche coraggiose e studiate bene danno risultati concreti”
«Il primato dimostra che politiche coraggiose e studiate bene danno risultati concreti anche controcorrente – afferma Murari –. Ed è un risultato di vitale importanza per Mantova che ha bisogno di attrarre giovani per poter far fronte ai costi di una comunità che invecchia strutturalmente e in cui aumentano i bisogni». Per il sindaco si tratta della conferma di una linea avviata dalla precedente amministrazione e destinata a proseguire.
Forza Italia: “La crescita? In tre anni 1.147 residenti stranieri in più, in particolare extracomunitari”
A contestare questa lettura sono i consiglieri comunali di Forza Italia Pierluigi Baschieri e Assunta Formicola. «Invitiamo il sindaco Murari a non cadere in facili entusiasmi come il suo predecessore. Sicuramente è stato importante superare la soglia psicologica dei 50.000 abitanti ma è opportuno ricordare a chi amministra questa città che Mantova non è il Principato di Monaco e che la maggior parte dei nuovi residenti sono stranieri ed in particolare extracomunitari». I due consiglieri richiamano quindi i numeri della popolazione straniera: «Siamo passati, in soli tre anni, dagli 8.072 residenti stranieri del 2022 ai 9.219 del 2025 (+1.147). Sono dati ufficiali che certificano il fatto che il capoluogo ha attirato forza lavoro da impiegare soprattutto nel comparto della logistica ma al contempo deve farci riflettere dato che le politiche abitative e gli incentivi all’affitto per under 36 messi in piedi dal centrosinistra non hanno sfondato come vogliono farci credere».
Per i consiglieri azzurri il nodo resta soprattutto la capacità di trattenere i giovani più qualificati. «Forza Italia da sempre sostiene che senza un’offerta di lavoro qualificato i giovani mantovani preferiscono migrare, non è un caso che sette giovani laureati mantovani su dieci lavorino in altre regioni e province». Baschieri e Formicola allargano poi il ragionamento alla situazione economica cittadina, richiamando il calo dei consumi segnalato dai commercianti e il basso valore degli immobili. Nel mirino anche i redditi: «Non dimentichiamo che su 37.892 contribuenti il capoluogo conta 7.429 persone, il 19,56% della popolazione, con un reddito tra gli zero ed i 10.000 euro e, quindi, posizionabili al di sotto della soglia di indigenza. Difficile pensare ad una Mantova veramente attrattiva con questi numeri che ricordano tanto le statistiche di Trilussa».
Nuvolari (FdI): “Conta la qualità dei nuovi residenti, non solo la quantità”
Una lettura critica arriva anche da Stefano Nuvolari di Fratelli d’Italia. «I dati del Sole 24 Ore sul saldo migratorio in città non possono essere letti con trionfalismo: vanno analizzati a fondo nella qualità dei nuovi residenti e non solo nella quantità». Secondo Nuvolari, una parte consistente dei nuovi flussi sarebbe legata allo sviluppo del polo logistico di Valdaro «caratterizzato da una tipologia prevalente di lavoro operaio a basso reddito». Il consigliere di FdI mette poi l’accento sull’impatto sui servizi comunali: «Le famiglie numerose che questi lavoratori in genere portano con sé sono quelle che assorbono più risorse e fondi comunali; pertanto, il saldo tra entrate e uscite meriterebbe un’attenta valutazione». Nuvolari contesta inoltre che l’aumento dei residenti abbia prodotto benefici evidenti per il tessuto commerciale. «Che questi mille nuovi residenti non abbiano portato alcun beneficio al tessuto commerciale della città è dimostrato sia dall’evidenza dei fatti, sia dalle affermazioni delle stesse associazioni di categoria, che hanno il polso reale della situazione». Per l’esponente di Fratelli d’Italia la nuova residenzialità «non ha vivacizzato il centro storico e non si è tradotta in un benessere diffuso», mentre «il basso valore aggiunto di questa manodopera non permette spese al di là dei beni di prima necessità, gravando piuttosto sulle casse comunali per i servizi sociali». Da qui la richiesta di puntare su un diverso modello di sviluppo. «Il compito del Comune deve essere quello di favorire nuovi modelli di business basati su competenze professionali qualificate e di sviluppare servizi ad alto valore aggiunto. In primis il turismo: un settore ad alta capacità di spesa che richiede infrastrutture e servizi di qualità, finora trascurato e sottovalutato dalle amministrazioni comunali che si sono succedute».
Scalia (FdI): “Manca anche una strategia di area vasta”
A rilanciare il confronto è infine Salvatore Scalia, sempre di Fratelli d’Italia, che allarga anche il ragionamento dal capoluogo all’intera area urbana. «La questione vera è capire da dove arrivino i nuovi residenti e quale impatto questo abbia sui Comuni dell’hinterland. Se Mantova cresce senza costruire politiche condivise con Porto Mantovano, Curtatone, Borgo Virgilio, San Giorgio Bigarello e l’intera area urbana, non si costruisce una Grande Mantova. Si rischia invece di rafforzare il capoluogo indebolendo il territorio circostante».
Per Scalia manca soprattutto una strategia di area vasta. «Palazzi prima e Murari oggi non hanno messo in campo un progetto strutturale di area vasta. Fratelli d’Italia chiede un cambio di passo, con politiche coordinate su casa, mobilità, sicurezza, scuola, sanità territoriale, università, lavoro e infrastrutture». La proposta è quella di creare «una cabina di regia stabile con i Comuni contermini, la Provincia, l’Università e le categorie economiche», affiancata da progetti sovracomunali capaci di intercettare risorse regionali, nazionali ed europee.


















