“Con il Covid persi 400mila interventi di oculistica”

“A causa della pandemia” di Covid-19, “nel 2020 abbiamo registrato 400mila interventi di oculistica in meno, 300mila dei quali solo per la cataratta, patologia molto frequente dopo una certa età, che non a caso rappresenta l’83% del lavoro di un centro chirurgico oculistico”. Lo segnala il presidente della Società oftalmologica italiana, Matteo Piovella, alla vigilia del 100° Congresso nazionale Soi, in programma a Roma in presenza dal 24 al 27 novembre (Centro Congressi Rome Cavalieri).  

“Ogni persona – spiega – dopo i 500 anni svilupperà prima o poi la progressiva opacizzazione del cristallino e per questo dovrà sottoporsi all’operazione. Tuttavia, mentre nel 2019 in Italia sono stati eseguiti 650mila interventi (32 milioni nel mondo), l’emergenza sanitaria ci ha costretti a non poter utilizzare le sale operatorie. Inoltre, i pazienti hanno cercato il meno possibile di recarsi in ospedale per paura del contagio. Risultato? Da allora riusciamo a garantire a malapena il 70% dell’attività chirurgica in ambito oculistico rispetto al periodo pre-Covid. Non solo. In alcuni ospedali italiani molto ben attrezzati, per un intervento di cataratta i pazienti devono aspettare anche 3 anni. Con la pandemia ancora in corso, e con le regole anti-Covid da rispettare (un paziente alla volta, procedure di sanificazione, distanziamento eccetera), è impossibile smaltire queste liste d’attesa. Così, chi può permetterselo si rivolge ai privati che coscienziosamente stanno operando nel modo migliore, utilizzando le tecnologie migliori senza limitazioni di spesa, ottenendo risultati straordinari. E pensare che l’intervento alla cataratta è la locomotiva di tutta l’oculistica”.  

Tra i temi al centro dei lavori del Congresso Soi: riorganizzazione della chirurgia della cataratta in era Covid, cura delle maculopatie con le terapie intravitreali, eliminazione dei difetti di vista, oggi una vera malattia sociale riconosciuta dallo Stato. “E’ come stare in guerra – lancia l’allarme Piovella – perché la pandemia ha praticamente creato dei danni notevolissimi, soprattutto per una specialità come l’oculistica considerata di tipo elettivo, parola bellissima, ma che di fatto conferma che passiamo in coda rispetto a tutte le esigenze delle altre specialità. Eppure, in Italia 7mila oculisti ogni anno salvano la vista a un milione e 400 mila persone. Un numero destinato ad aumentare, perché abbiamo a disposizione cure molto efficaci, come le terapie intravitreali per le maculopatie, e tecnologie all’avanguardia da applicare nella chirurgia. Delle quali, però, molti pazienti rischiano di non beneficiare perché negli ospedali le ultime risorse disponibili sono state impiegate negli ultimi 2 anni per contenere l’epidemia. Ma questi macchinari dopo 4 anni diventano obsoleti e devono essere sostituti, e senza di loro non si riesce a riorganizzare efficacemente il sistema”.  

Anche per tutte le altre patologie dell’occhio, tra le quali uveiti, glaucoma, strabismo, distacco della retina e cheratocono, Piovella assicura: “La buona notizia è che abbiamo migliorato le cure, tutto è andato bene, meglio di ogni più rosea previsione. Si tratta di nuove armi straordinarie, ma che ad oggi sono purtroppo a disposizione di pochi perché il Servizio sanitario nazionale deve fare i conti con risorse contingentate non più in grado di consentire il normale aggiornamento delle conoscenze e delle cure. E’ un problema antico che colpisce tutti i sistemi sanitari nazionali gratuiti”.  

L’oftalmologia in Italia “è la cenerentola del sistema sanitario – lamenta il presidente Soi – Invece bisogna invertire la rotta, perché il valore della vista lo si comprende solo quando la si perde. E’ il bene più prezioso e dobbiamo far comprendere all’interlocutore politico che avere miglioramenti di cura in ambito oculistico è indispensabile. Il numero di ciechi in Italia raddoppierà da qui al 2030”.  

Sul congresso Soi: “Nonostante il periodo che stiamo attraversando, sarà l’occasione per fare il punto sulle novità terapeutiche e sulle ultime tecniche chirurgiche. La Soi – ricorda Piovella – è la società medico-specialistica più antica d’Italia, è infatti nata 152 anni fa, eppure oggi, nel 2021 per la prima volta nella storia dell’oftalmologia italiana siamo all’ultimo posto in Europa nell’erogazione delle migliori cure. Siamo considerati di serie B. La politica ci deve ascoltare, ma soprattutto deve ottemperare alle esigenze delle persone”.  

(Adnkronos)