Zanardi, un anno fa l’incidente. La famiglia: “Noi non abbiamo perso la speranza”

“Noi la speranza non l’abbiamo mai persa, nemmeno ora. La sua fibra è sempre la stessa, quella di uomo che non si è mai arreso di fronte a niente”. La moglie Daniela Manni e il figliò Niccolò sono sempre accanto ad Alex Zanardi, che esattamente da un anno sta combattendo la sua ultima battaglia: dopo una decina di interventi chirurgici adesso è ricoverato nell’Unità Spinale e Unità Gravi Cerebrolesioni dell’ospedale San Bortolo di Vicenza. Secondo i medici, dopo aver cambiato cinque ospedali, il celebre paziente di 54 anni ha fatto piccoli progressi, tanto che le sedute di riabilitazione adesso avvengono anche in poltrona, e non solo più disteso sul letto. Ma il cammino appare ancora lungo: i luminari della medicina che lo hanno visitato parlano di un uomo vigile ma con l’interazione ridotta al minimo.

Il 19 giugno 2020 l’ex campione di Formula 1 e atleta paralimpico è rimasto gravemente ferito, andandosi a schiantare contro un camion. Durante una manifestazione di solidarietà, che stava girando l’Italia, organizzata dalla sua Obiettivo 3, una onlus che si occupa di avviamento e sostegno allo sport per atleti disabili, Alex Zanardi con l’handbike percorreva la strada provinciale 146 nel comune di Pienza (Siena): all’altezza del km 39+800, nei pressi del bivio per la località Sant’Anna in Camprena, all’improvviso, in direzione opposta, arrivò un autocarro guidato da Marco Ciacci, 46 anni, residente a Castelnuovo Berardenga (Si). Pochi istanti dopo, il campione, dopo aver perso l’equilibrio, si ritrovò sbalzato contro il paraurti del tir, procurandosi fratture multiple al volto e alla testa.

Come atto dovuto, la Procura di Siena indagò subito l’autista del camion ipotizzando il reato di lesioni colpose gravissime. A fine aprile il procuratore Salvatore Vitello ha chiesto l’archiviazione del procedimento “non ravvisando alcun nesso causale tra la condotta tenuta da Ciacci alla guida dell’autoarticolato e la determinazione del sinistro stradale in seguito al quale Zanardi riportava gravi lesioni”.

Ad avviso del procuratore Vitello, “l’autista dell’autocarro viaggiava ad una velocità moderata e comunque ampiamente al di sotto del limite di velocità previsto su quel tratto di strada”. Secondo le indagini dirette dalla Procura, Ciacci reagì “prontamente alla vista del ciclista mettendo in atto una manovra di emergenza (sterzando verso il margine destro della carreggiata) per allontanarsi dalla linea di mezzeria e cercare di evitare l’impatto con l’handbike condotta da Zanardi; impatto che sfortunatamente si verificava interamente all’interno della corsia di pertinenza dell’autoarticolato”.

Una ricostruzione contestata dalla famiglia Zanardi, tramite il suo legale di fiducia, l’avvocato padovano Carlo Covi, che davanti al gip del Tribunale di Siena ha richiesto “un’integrazione istruttoria”, ovvero di riaprire le indagini con ulteriori accertamenti tecnici sulla dinamica dell’incidente, ed ha reclamato anche l’imputazione coatta per il camionista indagato. “Il processo non si vuole fare e allora spero di trovare procure ugualmente garantiste quando difendo gli imputati”, ha detto l’avvocato Covi, commentando la richiesta di archiviazione della Procura. “Chiediamo al giudice un’attenta valutazione, si faccia un processo per accertare i fatti. Se c’è una linea continua non si può invadere e ci sono le foto che testimoniano che il camion ha invaso la linea con le ruote anteriori”.

Tutte le parti sono in attesa del verdetto del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Siena, Ilaria Cornetti, che al termine dell’udienza del 26 maggio si è riservata la decisione sulla richiesta di archiviazione. Da parte sua l’avvocato grossetano Massimiliano Arcioni, legale di Ciacci, ha chiesto al giudice di accogliere la richiesta di archiviazione così come formulata dalla Procura.

Quanto a Marco Ciacci, anche per lui la vita è cambiata da quel 19 giugno di un anno fa e oggi ai suoi amici confida di essere “dispiaciuto ma consapevole di aver fatto quel che ha potuto per cercare di evitare l’impatto. E come c’è la famiglia Zanardi che soffre da una parte, ce n’è anche una dall’altra che, seppur in misura diversa, soffre per le accuse che sono mosse al proprio caro”.

La vicenda giudiziaria, al di là della decisione che prenderà il gip, potrebbe trascinarsi a lungo. “C’è stata un’invasione della corsia da parte dell’autocarro che è stata determinante per la reazione di Alex Zanardi, provocando la manovra di sterzo a destra, da cui è conseguita la perdita di controllo del mezzo. Se il camion fosse stato regolarmente all’interno della sua corsia di marcia l’incidente non sarebbe successo”, contesta l’avvocato Covi.

“Non condividiamo assolutamente la richiesta di archiviazione nè le conclusioni a cui è giunta la perizia del consulente tecnico della Procura, ingegnere Dario Vangi, che sostiene – ha spiegato l’avvocato Covi – che l’aver sorpassato di poco la mezzeria non ha provocato l’incidente. La domanda è: si può passare ‘di poco’ con un semaforo rosso? La Procura che ha fatto proprie le conclusioni del consulente circa il fatto che lo scavalco della mezzeria da parte del tir non è stata la causa della reazione di Zanardi. Non è possibile che non ci sia una responsabilità del conducente del camion nell’incidente: Zanardi lo vide sopraggiungere e sterzò di colpo perchè invase la corsia”.

Il professor Dario Vangi, ingegnere meccanico e consulente della Procura, ha stabilito che lo sconfinamento della mezzeria da parte del camion è stato minimo e il procuratore capo Vitello ha accolto questa tesi.

“Nella suddetta dinamica”, secondo la Procura, infatti, “non ha avuto efficacia causale la posizione dell’autoarticolato sulla carreggiata ed in particolare la circostanza che poco prima dell’impatto, nell’affrontare la curva a sinistra, Ciacci si fosse spostato più vicino alla linea di mezzeria, calpestandola per metà con le ruote anteriori sinistre e oltrepassandola di pochi centimetri con quelle posteriori; con conseguente esclusione di responsabilità penale colposa in capo all’indagato”.

(Adnkronos)