Al Virgilio rivive la fotografia dell’Ottocento: restaurati stereovisore unico al mondo e macchina dagherrotipi

MANTOVA – Un viaggio nel cuore della fotografia ottocentesca, tra strumenti rarissimi, immagini che sembrano riaffiorare dal tempo e un lavoro di restauro che ha restituito vita a veri e propri tesori della scienza e della cultura. Al liceo Virgilio è andato in scena “Lo Sguardo Ritrovato”, evento promosso dalla delegazione Amici del Virgilio per presentare al pubblico due straordinari reperti della tecnologia ottica dell’Ottocento, recentemente recuperati grazie all’intervento della restauratrice Anna Giatti e al contributo di due donatrici legate alla storia dell’istituto.

L’iniziativa, ospitata nella sede di via Ardigò, ha richiamato appassionati, studiosi e curiosi, tutti affascinati dalla possibilità di osservare da vicino strumenti che raccontano gli albori della fotografia e della visione tridimensionale. A fare gli onori di casa è stato Riccardo Govoni degli Amici del Virgilio, che ha sottolineato l’eccezionalità dei manufatti restaurati e il valore del recupero compiuto.

“Due pezzi della fotografia e dell’ottica dell’Ottocento sono stati recuperati grazie al lavoro della dottoressa Anna Giatti, esperta restauratrice a livello internazionale, che ha riportato in funzione questi due pezzi”, ha spiegato Govoni. “Soprattutto il visore stereoscopico che fa vedere le immagini della Duboscq Soleil al momento risulta essere il più grande che sia stato trovato al mondo”.

Un’affermazione che rende bene la portata della scoperta custodita al Virgilio. Il protagonista assoluto dell’evento è stato infatti lo stereovisore modello Brewster realizzato dalla celebre ditta parigina J. Duboscq nel 1855, appena pochi anni dopo l’invenzione della stereoscopia moderna. Non un semplice oggetto da esposizione, ma uno strumento sofisticato, concepito per consentire la visione tridimensionale di immagini stereoscopiche attraverso un complesso sistema di prismi oculari rotanti.

Il visore, di dimensioni eccezionali per l’epoca, conserva ancora il suo sistema ottico originale e rappresenta un esemplare quasi unico a livello mondiale. Insieme allo strumento sono custodite cinque coppie di dagherrotipi stereoscopici a lastra intera, anch’essi rarissimi. Proprio la combinazione tra grandi dimensioni, meccanica sofisticata e materiali originali colloca questo apparecchio non tra le semplici curiosità da salotto dell’Ottocento, ma tra i veri strumenti di ricerca scientifica del tempo.

Tra le immagini conservate spicca anche il dagherrotipo dedicato a Léon Foucault. Govoni ha ricordato come quella stessa immagine possa essere osservata soltanto in un altro visore custodito al London Museum, dettaglio che conferma ulteriormente l’eccezionalità della raccolta mantovana.

Accanto allo stereovisore, il secondo grande protagonista è stato la macchina fotografica per dagherrotipi, anch’essa databile alla metà dell’Ottocento e realizzata direttamente a Mantova. Si tratta di una macchina a cassetto scorrevole in legno, dotata di obiettivo con otturatore, vetro smerigliato e specchio reclinabile, utilizzata per produrre dagherrotipi, ovvero il primo procedimento fotografico della storia.

Ogni dagherrotipo era un pezzo unico, impressionato su una lastra metallica argentata e impossibile da duplicare. Tra quelli conservati nella raccolta figurano anche due immagini di Palazzo Te che, per dimensioni e caratteristiche tecniche, potrebbero essere state realizzate proprio con questa macchina fotografica mantovana.

Durante l’incontro, Anna Giatti – collegata in videoconferenza – ha illustrato le delicate operazioni di recupero necessarie per restituire funzionalità e stabilità agli strumenti. Il restauro ha richiesto interventi complessi sui meccanismi di scorrimento, sulle componenti ottiche e sui materiali chimicamente sensibili, oltre a un accurato lavoro di conservazione del legno e delle parti metalliche.

Giatti, restauratrice e curatrice specializzata nel recupero di strumenti scientifici storici, ha evidenziato come il rischio maggiore sia rappresentato dal deterioramento progressivo dei materiali fotografici. Anche i dagherrotipi custoditi al Virgilio necessitano infatti di continui interventi di conservazione. “Restando lì tendono a sparire: sono tesori che dobbiamo assolutamente conservare”, ha ricordato Govoni.

L’evento ha consentito ai presenti di vivere anche un’esperienza immersiva nella cultura visiva dell’Ottocento. In via eccezionale è stato possibile osservare, attraverso lo stereovisore, la copia del dagherrotipo di Foucault, mentre un altro stereoscopio centenario perfettamente funzionante ha mostrato panorami e immagini d’epoca in tre dimensioni. Grande interesse anche per la collezione di vetri dipinti, antesignani delle moderne diapositive, utilizzati nell’Ottocento per proiettare scene di vita quotidiana.

Prima della conferenza, la consegna di una targa di riconoscimento agli “archeologi del gusto”, protagonisti del precedente evento dedicato alla riscoperta dei cibi e delle bevande dell’antica Roma, altra iniziativa che gli Amici del Virgilio hanno promosso per valorizzare la storia culturale del liceo mantovano: premiati Mirko Salvagno, Andrea Brunoni, Daniela Bellintani, Ferdinando Aldighieri e Paolo Azzoni.