MILANO – Non incolparmi per quello che farò domani, perché sto facendo la cosa giusta – 31.05.2026 sarà il giorno ragazzi – domani renderò l’Italia un po’ migliore”. E’ uno dei post pubblicati sulle pagine social di un ragazzo di 21 anni, nato in Italia da genitori marocchini e residente a Vimercate, in Brianza, fermato dalla Procura di Milano con l’accusa di terrorismo internazionale. Il provvedimento è scattato al termine di un’indagine condotta dalla Digos – sezione antiterrorismo e coordinata dal pubblico ministero Alessandro Gobbis e dal procuratore Marcello Viola. Secondo gli inquirenti, il giovane avrebbe pubblicato sui propri profili social contenuti apologetici di attentati terroristici compiuti dallo Stato Islamico ai danni dei cristiani e, più in generale, dell’Occidente, accompagnati da messaggi di esaltazione e incitamento al martirio. A far scattare il fermo sarebbero stati in particolare alcuni post pubblicati il 30 maggio scorso, ritenuti dagli investigatori indicativi di una possibile e imminente attivazione violenta.
Nelle carte dell’inchiesta viene inoltre citato un riferimento al grave episodio avvenuto a Modena il 15 maggio scorso, quando un’automobile travolse diversi pedoni. Un fatto per il quale è attualmente indagato Salim El Koudri con le accuse di strage e lesioni, ma senza contestazioni legate al terrorismo. Secondo la Procura, il giovane brianzolo avrebbe richiamato quell’episodio nei propri contenuti online. Per gli investigatori, il ventunenne avrebbe manifestato una crescente radicalizzazione ideologico-religiosa, culminata nella pubblicazione di messaggi e commenti che lasciavano ipotizzare una concreta disponibilità al martirio. A rafforzare i sospetti degli inquirenti vi sarebbe stato anche il possesso di un biglietto aereo per il Marocco con partenza prevista il prossimo 9 giugno.
Nel corso dell’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari Rossana Mongiardo, il giovane ha però respinto le accuse, sostenendo che i contenuti pubblicati sui social avessero esclusivamente finalità divulgative. Riguardo al riferimento all’episodio di Modena, avrebbe spiegato di essere consapevole che non si trattò di un attentato terroristico, precisando di aver semplicemente condiviso il video dell’accaduto. Anche il viaggio in Marocco, secondo la sua versione, sarebbe stato programmato per sostenere un esame. Tra gli elementi raccolti dagli investigatori figurano inoltre alcune conversazioni online nelle quali il giovane avrebbe commentato temi legati alla sovversione dell’ordine costituito e al colpo di Stato. In uno dei messaggi acquisiti agli atti avrebbe scritto che, nelle condizioni attuali, sarebbe stato “impossibile fare un colpo di Stato”, rispondendo ad altri utenti impegnati in discussioni sul tema.
L’indagine che ha portato al fermo si inserisce nell’ambito di un più ampio monitoraggio degli ambienti estremisti online. Gli accertamenti hanno infatti preso spunto da un’altra inchiesta della Procura milanese che lo scorso aprile aveva portato agli arresti domiciliari di un giovane residente nel Pavese, accusato di far parte di una rete virtuale di estremisti neonazisti e antisemiti. Sull’operazione è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha sottolineato l’efficacia delle attività di prevenzione e contrasto alla radicalizzazione condotte dalle forze dell’ordine e dall’intelligence. Il ministro ha espresso il proprio ringraziamento alla Polizia di Stato e agli investigatori impegnati nell’operazione coordinata dalla Procura di Milano. Nelle prossime ore il giudice dovrà pronunciarsi sulla richiesta di convalida del fermo e sull’eventuale applicazione della custodia cautelare in carcere.


















