MANTOVA – Un’altra grande sfida, un altro snodo pesantissimo per il finale di stagione del Mantova. Dopo aver battuto il Monza davanti a uno stadio “Martelli” trascinante, la squadra di mister Francesco Modesto si prepara alla trasferta di Frosinone contro un’altra formazione che si gioca la promozione diretta in Serie A e che, davanti al proprio pubblico, avrà a disposizione due risultati su tre per festeggiare il salto di categoria. Dall’altra parte però c’è un Mantova che, grazie alla rincorsa degli ultimi mesi, può ancora alimentare il sogno play off e che arriva all’appuntamento con entusiasmo e voglia di continuare a stupire.
Nella conferenza stampa della vigilia, Modesto ha parlato a lungo dell’avversario, elogiando il lavoro svolto dal tecnico Alvini e la straordinaria stagione dei ciociari. «Ci andremo a misurare con una squadra che ha fatto un campionato strepitoso, con un allenatore che ha dato un’impronta importante alla squadra. L’anno scorso se non erro il Frosinone si è salvato all’ultima giornata, quindi la cavalcata di quest’anno, cambiando pochi giocatori, con un credo importante, il coraggio di giocare e determinare le partite, è qualcosa di eccezionale. È una squadra che ha perso solo tre volte, dunque ha numeri straordinari».
Grande rispetto, ma senza alcun timore reverenziale. «Sognare non costa nulla. Il confronto con squadre come Monza e Frosinone è bello, è stimolante affrontare questo tipo di gare».
Il Mantova si è ritrovato improvvisamente al centro della corsa promozione, diventando di fatto arbitro del campionato: «I calciatori hanno sempre voglia di dimostrare il loro valore, l’appetito vien mangiando. Ci misureremo con una squadra che ha valori e numeri importanti, giochiamo in casa loro e troveremo un ambiente tosto, proprio come il Monza ha trovato diecimila persone a spingere il Mantova per 95 minuti. Hanno due risultati su tre, ma io penso che sarà una bella partita. Il calendario ha voluto che nelle ultime due gare il Mantova determini tante situazioni».
«Più si gioca e più vedo la squadra consapevole. Hanno autostima, voglia e coraggio, capiscono i momenti della gara e conoscono gli avversari. Siamo più rodati. Non era semplice, perché abbiamo giocato solo 21 partite assieme, con la consapevolezza che punto per noi fosse vitale».
«Il percorso l’ho riguardato insieme ai miei collaboratori, al direttore e al presidente. È stato qualcosa di molto bello, ma ricordando sempre da dove siamo partiti. Non nego che ci sia stata tanta fatica, tanto lavoro e tanta abnegazione da parte dei ragazzi. Oggi stiamo parlando di qualcosa di diverso, immaginiamo qualcosa di più eclatante, ma non mi sento l’allenatore del momento. Tutto può cambiare velocemente nel calcio. Un giorno sei bravo e quello dopo vieni subito bersagliato. Io penso solo a migliorarmi e a lavorare con il mio staff nel miglior modo possibile».
Molto interessante anche il passaggio sul rapporto umano costruito all’interno dello spogliatoio, un aspetto che Modesto considera fondamentale tanto quanto il lavoro tattico. «Con i ragazzi c’è voluto il 50% da allenatore e il 50% da padre di famiglia. A volte serve la pacca sulla spalla, altre volte anche il “bastone”. Mi piace lavorare sul singolo sia tatticamente che tecnicamente, ma soprattutto mi piace avere rapporti diretti con i giocatori. Il calciatore è un uomo e va conosciuto a 360 gradi. Cerco sempre di capire come sta, anche fuori dal campo, e questo lavoro lo fa tantissimo anche il direttore sportivo».
Sul piano fisico, invece, il Mantova arriva alla trasferta in buone condizioni. «Dopo i due giorni di recupero i ragazzi ne avevano bisogno. Stanno bene. Quando si sta bene di testa, il fisico conta meno perché la testa ti fa recuperare in fretta. Non vedi l’ora di giocare la partita. Questa situazione va goduta bene».
Infine, inevitabile una domanda sul futuro e sulla possibilità di restare sulla panchina biancorossa anche nella prossima stagione. Modesto però rimanda ogni discorso. «Io ho ancora un contratto in essere, quindi problemi non ne ho. Col presidente e col direttore ne parleremo. Finiamo quello che dobbiamo finire e poi ci sederemo tranquillamente. Sembra una frase fatta, ma è davvero così».















