L’addio a Noemi, Malatesta: «Troppe giovani vite spezzate in poco tempo nella nostra comunità»

CAMPITELLO (MARCARIA) – Quattro giovani vite spezzate troppo presto, quattro tragedie che nel giro di poco tempo hanno lasciato ferite profonde nella comunità di Marcaria: quelle di Anna, Laura, Noemi ed Elyas. È uno dei passaggi più forti dell’intervento pronunciato dal sindaco Carlo Alberto Malatesta durante i funerali di Noemi Balzanelli, davanti a una chiesa e a un sagrato gremiti da circa un migliaio di persone. Nel suo saluto, il primo cittadino ha parlato con la fascia tricolore ma soprattutto «come padre e come membro di questa nostra comunità», dando voce al dolore per la morte della ragazza e sottolineando come il territorio, negli ultimi tempi, sia stato chiamato «fin troppe volte a fare i conti con la fragilità della vita».
Parole pronunciate al termine di una celebrazione carica di commozione, presieduta dal vescovo di Mantova Marco Busca.

Malatesta si è rivolto innanzitutto ai genitori della ragazza, Liviana e Alessandro, al fratello Filippo, ai familiari e agli amici. «Oggi ho soltanto un dolore immenso da condividere con voi, un dolore che nessuna parola può davvero lenire e che nessuno di noi avrebbe mai voluto conoscere», ha detto. Poi uno dei passaggi più personali del suo intervento. «Vi sono giorni in cui questa fascia tricolore pesa più del solito. Non perché ne muti il significato, ma perché, di fronte alla perdita di una ragazza così giovane, persino le parole di un sindaco appaiono troppo piccole, quasi inadeguate». Per questo, ha spiegato, in quel momento non parlava soltanto a nome dell’Amministrazione comunale: «Vi parlo prima di tutto come padre e come membro di questa nostra comunità».
È proprio il padre, prima ancora del sindaco, a emergere quando Malatesta racconta lo smarrimento provato dopo la tragedia. «Da quando è accaduto, guardo i miei figli con occhi diversi», ha confidato, spiegando come tanti genitori possano aver provato lo stesso sentimento, cercando risposte e desiderando, nel profondo, di poter cambiare quanto accaduto.

Noemi era nell’età in cui il futuro dovrebbe apparire come una promessa, pieno di progetti e strade ancora da percorrere. E davanti a una morte così difficile da accettare, il sindaco ha invitato a non trasformare il dolore in una continua ricerca di risposte o di colpe. «Nessuna risposta potrà mai restituirci Noemi – ha sottolineato – e trasformare la sofferenza in una costante ricerca di colpe rischia solo di aggiungere ulteriore amarezza a una ferita che è già di per sé insostenibile». Se un giorno potrà arrivare un po’ di pace, ha aggiunto, questa potrà nascere «dalla nostra capacità di custodire l’amore che Noemi ci ha lasciato e dall’affetto sincero di chi continuerà a stringersi attorno alla sua famiglia». Un abbraccio che Malatesta ha rivolto direttamente a Liviana, Alessandro e Filippo, segnati anche loro dalle conseguenze del terribile incidente avvenuto sull’Autostrada del Sole mentre la famiglia stava raggiungendo il mare per le vacanze. «Sappiate che non siete soli», ha assicurato il primo cittadino, esprimendo l’augurio di una pronta guarigione e la vicinanza dell’intera comunità nel difficile cammino che li attende.

Poi il pensiero si è allargato oltre il dolore per Noemi e ha toccato una ferita che, negli ultimi tempi, a Marcaria si è riaperta troppe volte. «Una comunità non si riconosce soltanto nei giorni di festa; si rivela soprattutto nei momenti del dolore», ha detto Malatesta. «E il nostro paese, negli ultimi tempi, è stato chiamato fin troppe volte a fare i conti con la fragilità della vita. Penso ad Anna, a Laura, a Elyas. Storie diverse, età diverse, destini diversi. Eppure, ogni volta, ci siamo ritrovati inermi davanti allo stesso senso di impotenza, di fronte al medesimo vuoto che lascia una giovane vita spezzata troppo presto».
L’ultima in ordine cronologico è proprio quella del del piccolo Elyas Sultan, il bambino di 10 anni morto pochi giorni fa dopo un mese di agonia per le conseguenze del grave incidente avvenuto a San Michele in Bosco, nel quale aveva già perso la vita il padre.
Di fronte a tutto questo, ha concluso Malatesta, non è il momento di cercare spiegazioni o formulare giudizi. «Questo è il tempo del silenzio, del raccoglimento, del rispetto e di un abbraccio sincero». Quello di una comunità profondamente segnata, chiamata troppe volte e in troppo poco tempo a confrontarsi con il dolore per giovani vite spezzate.

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