Mantova, rissa tra senzatetto in piazza Castello: ferito 54enne

Foto di archivio

MANTOVA – Una lite tra due senza tetto per contendersi il posto migliore dove trascorrere la notte è degenerata in una colluttazione nella tarda serata dell’altro ieri in piazza Castello. L’episodio, riportato dall’edizione odierna de La Voce di Mantova, si è verificato intorno alle 23.30 e ha richiesto l’intervento dei soccorritori della Croce Verde e dei carabinieri del Radiomobile.

Protagonisti della vicenda due stranieri senza fissa dimora, che hanno iniziato a discutere per motivi apparentemente banali, ma legati alla necessità di trovare uno spazio riparato dove dormire. Una situazione che riflette il disagio quotidiano vissuto da chi si trova costretto a vivere in strada.

All’arrivo delle forze dell’ordine la tensione si sarebbe rapidamente attenuata. Uno dei due uomini, un 54enne, è stato medicato direttamente sul posto dal personale sanitario, rifiutando però il trasporto in ospedale. L’uomo ha scelto di rimanere in piazza Castello per la notte, anche in vista dell’appuntamento fissato il mattino seguente all’Ufficio Immigrazione della questura di Mantova.

Secondo quanto emerso, sia lui sia l’altro uomo coinvolto nella lite avrebbero dovuto presentarsi agli sportelli della questura per pratiche legate all’immigrazione, tra richieste di asilo e rinnovi dei permessi di soggiorno.

Da tempo, infatti, diverse aree del centro cittadino – in particolare i porticati di piazza Virgiliana e le panchine di piazza Pallone – vengono utilizzate come punti di ritrovo e riparo temporaneo da persone straniere in attesa di accedere ai servizi dell’Ufficio Immigrazione. Una situazione che alimenta sentimenti contrastanti tra i cittadini: da una parte la compassione per chi affronta notti all’addiaccio, dall’altra il rammarico per le condizioni di degrado che interessano alcune delle zone simbolo della città.

Il fenomeno della povertà urbana continua così a porre interrogativi complessi sul piano sociale e della sicurezza. Spesso, infatti, gli stessi soggetti coinvolti rifiutano forme di assistenza o sostegno, mentre le forze dell’ordine, nei casi in cui non vengano riscontrati reati specifici, possono limitarsi alle operazioni di identificazione e al ripristino della calma.