S.Giacomo: operai in nero, clandestini e a cottimo nel laboratorio tessile: denunciato titolare

SAN GIACOMO DELLE SEGNATE – Lavoratori impiegati per oltre dieci ore al giorno, pagati a cottimo, metà dei quali in nero e due addirittura clandestini sul territorio nazionale. È il quadro emerso dall’ispezione condotta dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Mantova insieme ai militari della stazione di San Giacomo delle Segnate in un laboratorio tessile ricavato all’interno di un’abitazione del centro abitato del paese. Per il titolare, un cittadino cinese di 66 anni, è scattata la denuncia per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il cosiddetto caporalato e una multa di 30mila euro, nonché la sospensione dell’attività.

Il controllo risale alla serata del 3 marzo scorso ed è stato eseguito nell’ambito dell’attività di monitoraggio e contrasto al lavoro irregolare portata avanti dall’Arma dei Carabinieri attraverso la specialità del Nucleo Ispettorato del Lavoro. Un’attenzione particolare, quella sul fenomeno dello sfruttamento lavorativo, più volte richiamata anche dal prefetto di Mantova Roberto Bolognesi durante le recenti riunioni del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.

All’interno dell’immobile, già dichiarato inagibile dall’ufficio tecnico comunale, i militari hanno trovato una decina di cittadini cinesi che vivevano e lavoravano nello stesso stabile. Dagli accertamenti è emerso che circa la metà dei lavoratori risultava impiegata in nero, mentre due di loro erano irregolari sul territorio nazionale. I due clandestini sono stati accompagnati negli uffici della Compagnia Carabinieri di Gonzaga per le procedure di identificazione e foto-segnalamento.

Le verifiche hanno inoltre evidenziato che la società operante nel laboratorio era priva della Scia, mai concessa dal Comune e dallo Sportello unico attività produttive proprio a causa dell’ordinanza di inagibilità ancora pendente sull’immobile.

Pesantissime anche le violazioni riscontrate in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Secondo quanto accertato dai carabinieri mancava completamente la documentazione obbligatoria, i lavoratori non avevano ricevuto alcuna formazione specifica e non esistevano né un piano di emergenza né estintori. Nei locali utilizzati come dormitorio, cucina e refettorio sono state trovate condizioni igieniche definite pessime, tra muffa, sporcizia e muri scrostati. Diverse stanze, inoltre, avevano altezze non conformi alle normative vigenti.

Anche il laboratorio tessile si trovava in condizioni precarie: assenza di vie di fuga, materiali infiammabili accumulati vicino alle postazioni di lavoro e ambienti giudicati insicuri. L’aspetto più grave, però, riguardava proprio le condizioni lavorative. I dipendenti, secondo quanto emerso, lavoravano tutti i giorni della settimana per almeno dieci ore al giorno e venivano retribuiti in base ai capi prodotti, con un compenso “a cottimo” anziché secondo quanto previsto dai contratti collettivi nazionali.