QUISTELLO – Un frutto che racconta oltre cinque secoli di storia agricola mantovana, ma che ancora oggi fatica a ottenere il riconoscimento che merita. È la Pera Mantovana Igp, protagonista di due iniziative promosse dal Movimento Paesaggezza, con l’obiettivo di riportare l’attenzione su una delle eccellenze del territorio, valorizzandone non soltanto le qualità gastronomiche, ma anche il legame con la cultura e le tradizioni locali.
A ideare e organizzare le iniziative è stato il giornalista e scrittore Carlo Mantovani, che ha voluto celebrare il frutto tipico delle campagne mantovane attraverso due linguaggi diversi ma complementari: quello della poesia e quello della cucina. Da una parte il concorso letterario “Peravigliosa”, dall’altra il convegno “La Pera in tavola”, dedicato alla riscoperta delle caratteristiche e delle potenzialità gastronomiche della pera mantovana.
“La Pera in tavola”, alla scoperta di un’eccellenza da rilanciare
Il convegno è nato dalla volontà di accendere i riflettori su un prodotto che, nonostante una tradizione di coltivazione lunga oltre cinquecento anni nelle terre gonzaghesche, non aveva ancora avuto un momento pubblico di celebrazione specificamente dedicato.
La Pera di Mantova Igp rappresenta infatti un patrimonio agricolo e gastronomico che merita di essere maggiormente conosciuto e apprezzato. Un frutto dalle qualità organolettiche riconosciute e dalle molteplici possibilità di utilizzo in cucina, ma che oggi attraversa una fase in cui, secondo i promotori dell’iniziativa, non riceve la considerazione e l’attenzione che meriterebbe.
Il convegno ha rappresentato così un’occasione di approfondimento e confronto, grazie anche alla partecipazione di esperti del settore e produttori locali.
A guidare il pubblico alla scoperta delle caratteristiche della pera mantovana e dei suoi possibili impieghi gastronomici sono stati Cornelio Marini e Ileana Baruffaldi, che hanno illustrato le virtù del frutto e le opportunità offerte dal suo utilizzo in cucina.
Una cinquantina di poeti per celebrare la pera
Il concorso “Peravigliosa” ha raccolto una cinquantina di partecipanti, chiamati a raccontare attraverso i propri versi un frutto profondamente legato alla storia e all’identità delle campagne mantovane. Un’iniziativa originale, capace di trasformare un prodotto della terra in fonte di ispirazione letteraria, dando spazio anche alla lingua dialettale, custode della memoria e delle tradizioni del territorio.

A conquistare il primo posto nella sezione dedicata alla poesia dialettale è stato Mauro Piva, poeta locale, studioso e cultore del dialetto mantovano, particolarmente legato alla storia linguistica e letteraria di Quistello e del Basso Mantovano.
Autore di diverse pubblicazioni, Piva ha dedicato parte della propria attività alla riscoperta e alla valorizzazione della produzione letteraria dialettale. Insieme agli studiosi Claudio Malavasi, Giorgio Moreno Piccinini e Giovanni Telò, ha contribuito anche al lavoro di riscoperta, trascrizione e cura del poemetto in sestine del 1912 “San Pietro in vacanza”, opera del celebre poeta dialettale mantovano don Doride Bertoldi.
La sua vittoria assume dunque un significato particolare nell’ambito di un concorso che ha voluto unire la valorizzazione di un prodotto agricolo alla salvaguardia delle radici culturali del territorio. A concludere la giornata è stato un momento in cui la teoria ha lasciato spazio alla degustazione. La Pro Loco di Quistello ha infatti preparato e offerto ai partecipanti un buffet interamente ideato e realizzato a base di Pera Mantovana Igp, dando una dimostrazione concreta della versatilità di questo prodotto.
La poesia vincitrice del concorso nella sezione dialettale
Ma che dü pir
Muscatèl e Santa Maria
i è i prim a vultàr via,
quéi ad San Giuàn i pü picùlin
un spetacùl pri pütin.
Ala fin ad lüi William e Red Barlet
a i à cata s anca i pütlét
ma a lì fin d’agost
as taca a sentir l’udór dal móst,
ariva l’Abate Frances
che cun al Decana as guarda da sbiés
tüti i völ far an Cumisi cun la Carmen
ma ariva al Kaiser…e pace e amen.
Li fòi li taca a cascàr
ma al Vulpin al na völ crudàr
l’è cun la prima brina
chè al Pasagrasana l’è ‘l re ad la cusìna.
Còt, mustàrda, marmélata o frütin
ogni pir al sö destin
cù’l furmài la sö mort
e infin al cùntadìn al speta la sö sòrt
se po’ la butiglia l’è bóna
l’è cmè n’urchestra cà sóna
na sinfùnia d’amór e savór
chi porta via ogni dulór.
Adès i pir ormai i’è còt
e tüti is n’infót
tra bèsti, malatìi e marcà
ala fin i va cavà,
i’è rivà dal’urient
e i dasmisia sentiment
l’an pöl mia fnir acsì
magném di pir tuti i dì.
Mauro Piva
Traduzione: Moscatello e Santa Maria/sono i primi a maturare/quelli di San Giovanni i più piccolini/uno spettacolo per i bambini./Alls fine di luglio William e Red Barlett/le raccolgono anche i bambini/ma alla fine di agosto/si inizia na sentire l’odore del mosto,/arriva l’abate francese/che con il decana si guarda di sbieco/tutti vohliono fare Comizio con la Carmen/ma arriva il Kaiser …e pace e amen/Le fogli iniziano a cadere/ma il Volpino non vuole cadere/è con la prima brina/che il passacrassana è il re della cucina/Cotti, mostarda , marmellata o fruttino,/ogni pera il suo destino/col formaggio e la sua morte/e perfini i contadino aspetta la sua sorte/se poi la bottiglia è buona/è come un orchestra che suona/una sinfonia d’amore e sapore/che porta via igni dolore./Adesso le pere ormai sono cotte/e tutti se ne fregano/tra bestie, malattie e mercato/alla fine vanno cavati,/sono arrivatoi dall’oriente/e svegliano sentimenti/non può finire così/mangiamo delle per tutti i giorni.


















