Corridoio del Brennero, imprese mantovane frenate da divieti e cantieri: «Serve una regia europea»

MANTOVA – Oltre 560 miliardi di euro di interscambio commerciale transitano lungo l’asse del Brennero, tra Italia ed Europa. Un collegamento strategico per l’economia nazionale e per quella mantovana, che nella Germania trova il proprio principale mercato estero, con esportazioni per 1,43 miliardi di euro nel 2025.
Eppure, tra limitazioni al traffico pesante, cantieri e ritardi infrastrutturali, uno dei principali corridoi europei rischia di trasformarsi in un ostacolo alla competitività delle imprese. Da qui la richiesta di una regia europea per la gestione dei valichi alpini. È il quadro emerso dalla tavola rotonda «Mantova e il corridoio del Brennero: i territori nelle nuove geografie della competitività», che si è svolta nel pomeriggio al Teatro Bibiena nell’ambito dell’81ª assemblea generale di Confindustria Mantova, dedicata alle nuove rotte della competitività. Al confronto, condotto da Andrea Bignami di Sky TG24, hanno partecipato Alexander Rieper, presidente di Confindustria Alto Adige, Diego Cattoni, amministratore delegato di Autostrada del Brennero, Giuseppe Riello, presidente di Confindustria Verona, e Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria per i Trasporti, la Logistica e l’Industria del Turismo.

La libera circolazione delle merci e le difficoltà delle imprese

«Nessuno ce la può fare da solo». È il principio richiamato da Alexander Rieper, che ha posto l’attenzione sulle restrizioni al transito dei mezzi pesanti imposte dal Tirolo austriaco e sulle conseguenze per le aziende italiane. Il tema riguarda direttamente uno dei principi fondamentali dell’Unione europea, la libera circolazione delle merci. A luglio, l’avvocato generale della Corte di giustizia UE ha espresso un parere contrario ad alcuni dei divieti austriaci, mentre resta attesa la sentenza.
Alle limitazioni si aggiungono i cantieri e le difficoltà della rete ferroviaria tedesca, con ripercussioni sui tempi e sui costi di trasporto. Rieper ha sottolineato la necessità di affrontare questi problemi attraverso una collaborazione tra Paesi, ricordando che l’area compresa tra il Nord Italia e la Germania meridionale rappresenta uno dei sistemi produttivi più importanti d’Europa.

A22, investimenti per oltre 9 miliardi e il nodo della concessione

Sul futuro dell’autostrada del Brennero è intervenuto Diego Cattoni, richiamando il piano di investimenti da oltre 9 miliardi di euro previsto nell’ambito della procedura per la nuova concessione, dopo la scadenza di quella precedente nel 2014. Un programma che comprende interventi di ammodernamento, la terza corsia dinamica tra Bolzano Nord e Verona e lo sviluppo dell’intermodalità.
«Dove c’è viabilità c’è sviluppo», ha sottolineato Cattoni, evidenziando il ruolo dell’asse del Brennero nel collegamento tra le principali regioni manifatturiere italiane e il sistema industriale tedesco. L’obiettivo è costruire un’infrastruttura sempre più tecnologica e sostenibile, attraverso la digitalizzazione, sistemi avanzati di gestione del traffico e soluzioni per ridurre le emissioni.
Cattoni ha ricordato anche l’impegno del gruppo nel trasporto ferroviario, con circa 800 dipendenti nel settore e tre società operative. Sul fronte ambientale, Autostrada del Brennero sta sviluppando la rete di rifornimento per i mezzi alimentati a idrogeno, con un piano che prevede otto nuovi impianti di distribuzione, oltre a quello già operativo a Bolzano Sud. Tra le prospettive illustrate anche l’impiego di sistemi digitali per la guida coordinata dei mezzi pesanti, finalizzati a migliorare la sicurezza e l’efficienza del traffico.
Critico sui tempi delle infrastrutture Giuseppe Riello, che ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà di programmazione degli investimenti, denunciando i dodici anni trascorsi dalla scadenza della concessione dell’autostrada del Brennero. «Come si fa a parlare di sviluppo quando la concessione è scaduta da dodici anni?».
Riello ha richiamato anche il ruolo dell’interporto Quadrante Europa di Verona, uno dei principali poli logistici europei, e la necessità di completare i collegamenti ferroviari per accogliere convogli merci da 750 metri. Senza collegamenti adeguati a nord e a sud il rischio è di non sfruttarne pienamente le potenzialità. Riello ha inoltre evidenziato le difficoltà economiche del passaggio delle merci dalla ferrovia alla gomma per la distribuzione sul territorio, richiamando la necessità di un coordinamento complessivo delle infrastrutture e della logistica.

Un coordinatore europeo per i valichi alpini

Una richiesta di maggiore coordinamento europeo è arrivata anche da Leopoldo Destro per il quale i valichi alpini rappresentano infrastrutture strategiche per l’intera economia europea e non possono essere gestiti attraverso decisioni unilaterali dei singoli Stati. Da qui la proposta di istituire un coordinatore europeo per i valichi alpini, capace di intervenire sulla programmazione dei cantieri, sulla gestione delle limitazioni e sulla continuità dei flussi commerciali. Destro ha ricordato il ruolo strategico dell’Italia nella rete transeuropea dei trasporti e la necessità di reperire nuove risorse per completare i corridoi infrastrutturali. Confindustria propone strumenti di finanziamento misto pubblico-privato, insieme a una programmazione che consenta di realizzare anche i collegamenti secondari indispensabili per rendere operative le grandi infrastrutture. Per Destro, logistica e trasporti devono diventare parte integrante della politica industriale italiana, attraverso investimenti nell’intermodalità, nella neutralità tecnologica, nella digitalizzazione.Abb

VEDI ANCHE: – Viani: “L’industria mantovana paga l’energia 200mln in più. Imprese rischiano di uscire dal mercato”

– Assemblea Confindustria, emorragia di giovani mantovani: 1.500 emigrati, +42% rispetto all’anno precedente

–Rixi all’assemblea Confindustria Mantova: Pnrr ha dato la spinta, ora le aziende vanno pagate