Lavoro, nel Mantovano il 34,5% dei colloqui a vuoto perché non si presenta nessuno

MANTOVA – Quasi un colloquio di lavoro su tre va deserto perché il candidato non si presenta nemmeno alla selezione. È uno dei dati più significativi emersi dall’ultima indagine dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che fotografa un mercato del lavoro italiano sempre più contraddittorio: da una parte le crisi industriali che rischiano di generare migliaia di esuberi, dall’altra aziende che non riescono a trovare personale, anche quando le posizioni sono aperte.

In questo scenario spicca anche il dato mantovano. La provincia di Mantova si colloca infatti al 19esimo posto in Italia per difficoltà di reperimento del personale dovuta all’assenza di candidati ai colloqui: nel 2025 il 34,6% delle selezioni è andato a vuoto perché nessuno si è presentato. Un dato superiore alla media nazionale e che conferma come anche il territorio virgiliano sia pienamente coinvolto in una trasformazione profonda del mercato del lavoro.

Secondo lo studio, il fenomeno è cresciuto in maniera impressionante negli ultimi anni. Nel 2017 le assunzioni saltate per assenza di candidati erano state meno di 400mila, pari al 9,7% del totale previsto. Nel 2025, invece, i casi hanno superato quota 1 milione e 750mila, arrivando al 30,2% delle assunzioni programmate. In pratica, quasi un colloquio su tre non si svolge perché il candidato rinuncia prima ancora di incontrare l’azienda.

Allargando ulteriormente il quadro, le imprese italiane nel 2025 avevano programmato circa 5,8 milioni di assunzioni. Di queste, ben 2,7 milioni sono risultate difficili da coprire, pari al 47% del totale. La causa principale resta proprio la mancanza di candidati, che pesa per oltre 1,7 milioni di casi. A questo si aggiungono 765.500 posizioni rimaste vacanti per preparazione inadeguata dei candidati e oltre 216mila per altri motivi.

Le difficoltà maggiori si registrano in alcuni comparti strategici. Nel settore delle costruzioni il mancato reperimento di personale ha raggiunto il 39%, mentre il legno-arredo si è attestato al 35,2%. Percentuali molto elevate anche nel comparto delle multiutility, tra acqua, energia e gas, dove la carenza di lavoratori sfiora il 35%.

La classifica provinciale elaborata dalla CGIA evidenzia che le aree più colpite sono quelle con una forte presenza turistica e manifatturiera. In testa si trova Trento, dove il 40% delle selezioni va deserto. Seguono Aosta con il 39,5%, Udine con il 39,1%, Bolzano con il 38,1% e Belluno con il 37,7%. Mantova, con il suo 34,6%, si colloca dunque in una fascia molto critica, davanti a numerose province italiane.

Lo studio prova anche a spiegare perché sempre più giovani decidano di non presentarsi ai colloqui. Alla base ci sarebbe innanzitutto un cambiamento culturale. Le nuove generazioni non cercano soltanto uno stipendio, ma pongono attenzione alla qualità della vita, alla flessibilità, alle possibilità di crescita professionale e all’equilibrio tra lavoro e tempo libero. Quando le offerte vengono percepite come poco attrattive, con salari bassi, turni pesanti o scarse prospettive, molti candidati preferiscono rinunciare.

Incide poi il calo demografico: i giovani sono numericamente meno rispetto al passato e in molti settori tecnici o specializzati le imprese faticano a trovare personale. A questo si aggiunge il disallineamento tra formazione scolastica e richieste delle aziende. Molte imprese cercano figure professionali altamente specializzate che il sistema formativo non riesce a produrre in quantità sufficiente.

Non mancano criticità anche nei processi di selezione. Procedure troppo lunghe, colloqui multipli, tempi di risposta dilatati o annunci poco chiari finiscono spesso per scoraggiare i candidati. Molti giovani inviano curriculum a decine di aziende contemporaneamente e scelgono poi l’opportunità ritenuta più conveniente, abbandonando le altre selezioni senza nemmeno presentarsi.

Per la CGIA la soluzione passa da un rafforzamento del legame tra scuola, formazione e imprese. Servirebbero stage di qualità, apprendistati meglio retribuiti, percorsi di orientamento più efficaci e una maggiore valorizzazione del lavoro privato. Le aziende, dal canto loro, dovrebbero investire maggiormente sulla formazione continua, su ambienti di lavoro moderni e su modelli organizzativi più vicini alle aspettative delle nuove generazioni.

Anche dal punto di vista geografico emerge un quadro preciso. Il Nordest è l’area italiana più in difficoltà. Tra le prime cinque regioni con la più alta percentuale di selezioni andate deserte per mancanza di candidati figurano infatti Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Le province meno colpite dal fenomeno risultano invece Avellino, Taranto e Bari, dove le selezioni senza candidati restano sotto il 25%.