MANTOVA – Il Meeting di Rimini chiude oggi la sua 47ª edizione e, tra le migliaia di persone che anche quest’anno hanno attraversato padiglioni, incontri e dibattiti, c’è stato ancora una volta Pierluigi Baschieri, segretario cittadino di Forza Italia a Mantova e capogruppo del partito in Consiglio comunale. Per lui la partecipazione all’appuntamento riminese è ormai una consuetudine, ma non un semplice rito: ogni edizione resta un’occasione per osservare da vicino una realtà che continua a mettere insieme politica, cultura, economia, fede e società civile.
A colpirlo sono soprattutto l’energia dei giovani, la libertà del confronto tra posizioni anche molto diverse e la capacità del Meeting di guardare al futuro. Temi che, nel racconto di Baschieri, finiscono inevitabilmente per intrecciarsi con una riflessione più ampia sul ruolo dei cattolici nella società e su ciò che anche la politica potrebbe imparare da Rimini. A rendere particolarmente significativa questa 47ª edizione è stata anche la presenza di Papa Leone XIV, protagonista di uno dei momenti più attesi dell’intera manifestazione.
Lei al Meeting di Rimini torna praticamente ogni anno. Che cosa la spinge ogni volta a partire per Rimini? Che cosa cerca, personalmente, in quell’esperienza?
Il Meeting di Rimini non è solo il più grande evento culturale d’Europa, dove politici, economisti e delegazioni di tutto il mondo si ritrovano per dibattere e confrontarsi sugli attuali temi socio-politici e culturali: è un luogo dove puoi ancora toccare con mano l’impegno costante dei cattolici all’interno della società civile.
Dopo tanti anni potrebbe essere diventato quasi un rito. Invece che cosa riesce ancora a sorprenderla del Meeting?
La positività e l’energia dei tantissimi giovani presenti sono impressionanti. L’entusiasmo dei liceali e degli studenti universitari si tocca con mano.
Spesso siamo spaventati dal futuro e coltiviamo una visione pessimistica dell’avvenire. Stiamo commettendo un errore, perché non abbiamo fiducia nei nostri ragazzi che, oltre alle conoscenze e alle competenze, qui coltivano l’umiltà e la solidarietà. Al Meeting si trasmettono soprattutto valori e questo non è poco in un mondo sempre più relativistico.
Quest’anno siamo arrivati alla 47ª edizione. Il Meeting è nato in un’Italia e in un mondo molto diversi da quelli di oggi: che cosa rappresentava allora e che cosa rappresenta oggi?
Durante la Prima Repubblica, dentro al movimento di CL si votava al 90% Democrazia Cristiana: quante ovazioni per Andreotti… Poi, nella Seconda Repubblica, per Forza Italia, con i bagni di folla per Berlusconi e Formigoni cerimoniere. Oggi vedo CL meno schierata politicamente, ma con tanta voglia di fare e di migliorare la nostra società attraverso i giovani e la loro formazione.
Qual è, secondo lei, il segreto di una manifestazione che dopo quasi mezzo secolo continua ad attirare migliaia di persone, giovani, esponenti della politica, dell’economia, della cultura e del mondo religioso?
È la libertà di dialogo tra persone con culture e opinioni differenti. Qui siamo molto distanti dai dibattiti faziosi e dalle rissose tribune politiche che vediamo attraverso la tv e i media. Qui uomini di sinistra e cattolici liberali si confrontano mettendo in campo competenze per il bene della società. Perfino Fausto Bertinotti si sentiva a casa quando partecipava al Meeting.
Una delle caratteristiche del Meeting, nato dall’esperienza cristiana di Comunione e Liberazione, è sempre stata quella di mettere nello stesso luogo persone con storie, convinzioni e appartenenze anche molto lontane. È questa capacità di confronto uno dei motivi del suo successo?
Riconosco l’importanza dell’intuizione di don Luigi Giussani nel mettere in piedi il Meeting. Al di là dei giudizi, e a volte anche dei tanti pregiudizi, è un’esperienza unica e straordinaria nel suo genere. Non c’è nulla in Italia, e forse in Europa, che da oltre quattro decenni riunisca le più grandi personalità del mondo insieme a centinaia di migliaia di persone che aspettano questo evento anche per godersi le vacanze. Se riunissimo persone con le stesse idee e appartenenze, il Meeting perderebbe tutto il suo appeal.
Da uomo impegnato in politica, cosa pensa possa imparare oggi la politica dal metodo del Meeting?
Premetto che non sono ciellino. Sono un semplice cattolico liberale che riconosce nelle competenze, nella coerenza e nella compassione tre punti fermi per chi vuole impegnarsi in politica. La politica è veramente spirito di servizio, come sosteneva Paolo VI, e poi, se prima non aiuti gli altri, difficilmente puoi aiutare te stesso.
Quest’anno il Meeting ha avuto anche la presenza di Papa Leone XIV. Che significato attribuisce alla scelta del Pontefice di essere personalmente a Rimini?Si tratta di una visita storica: l’ultimo Papa a presenziare all’evento di CL era stato Giovanni Paolo II nel 1982, 44 anni fa.
Leone XIV è un rivoluzionario silenzioso: le sue omelie non durano più di sette minuti e, da quando c’è lui, è cambiato perfino il sistema di finanziamento delle parrocchie. La sua visita ha riabilitato CL, che era stata messa in un angolo nei precedenti pontificati per via di alcuni sgradevoli scandali politici.
Quando torna dal Meeting, che cosa porta con sé nella sua attività politica e nella sua esperienza quotidiana a Mantova?
La consapevolezza che l’interesse egoistico, così come il mediocre conformismo, limitano lo sguardo sul futuro e spingono a considerare il presente come l’unico orizzonte utile. Chi fa politica deve osare ed essere consapevole che il suo impegno va speso per migliorare il mondo in cui viviamo e costruire un futuro migliore per chi verrà dopo di noi».
Se dovesse spiegare a una persona che non c’è mai stata perché vale la pena andare almeno una volta al Meeting, cosa le direbbe?
Ti accompagno io! Anche quest’anno ho portato con me persone che al Meeting non sarebbero mai andate.
Sono tornate entusiaste: non si aspettavano di entrare in un sistema così moderno e dinamico. Spesso le persone associano alle tematiche religiose un’immagine vecchia e desueta della società, ma si sbagliano di grosso. Se non difendiamo con intelligenza e convinzione le nostre radici giudaico-cristiane rischiamo di trovarci in un mondo peggiore e in una società ostile.


















