PEGOGNAGA – «Le parole fanno più male delle botte». E’ quanto ha scritto Carolina Picchio, giovane campionessa regionale di nuoto, in una lettera alle 3 della notte 5 gennaio 2013, prima di suicidarsi. «Parole dirette a quelli che considerava amici – ha detto suo padre Paolo a Pegognaga ad un pubblico attonito – che invece per gelosia e per invidia in un party-tranello appositamente organizzato l’hanno ubriacata facendole perdere i sensi per poi profanare il suo corpo e diffondere un video sui social. Quando una volta ripresasi Carolina ha visionato incredula il video diffuso poi in rete, ha scritto la lettera ed ha progettato di sparire da questo mondo». Con quella frase pregnante Paolo Picchio ha intitolato il libro in cui descrive la tragedia della figlia, creando contemporaneamente Fondazione Carolina per fornire strumenti formativi atti a rendere consapevoli i genitori dell’alto rischio che corrono donando ai figli il cellulare senza concordare delle regole gestionali. Il cyberbullismo, ha spiegato Picchio, ha enormemente ingigantito problematiche latenti, creando nelle scuole persino l’ “omertà di classe”. «Fondamentale per la crescita dei ragazzi – ha detto Paolo Bossi, educatore e formatore giunto a Pegognaga con Picchio – è che gli adulti, nella fattispecie i genitori, si relazionino con loro non con autoritarismo, ma con capacità di ascolto e disponibilità al dialogo e alla motivazione condivisa delle rinunce». Intuibile quanto difficile oggi risulti il ruolo di educatore, non foss’altro perché i primi ad esserne impreparati sono proprio i genitori. L’incontro estremamente apprezzato con i due esperti, nel contesto del Festival della Gentilezza, è stato voluto da Comune, Parrocchia e associazione genitoriale Il Formicaio.
Riccardo Lonardi
















