MANTOVA – Botta e risposta a distanza sul tema delle pensioni anticipate tra l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Guido Bertolaso e il deputato mantovano della Lega Andrea Dara. Al centro della polemica, che si inserisci nel dibattito sulla legge di Bilancio 2027, la proposta di Quota 64, sostenuta dalla Lega per consentire ai lavoratori in possesso di determinati requisiti di lasciare il lavoro a 64 anni, senza dover attendere i 67 previsti ordinariamente dalla normativa pensionistica.
A innescare lo scontro sono state le dichiarazioni di Bertolaso, secondo il quale oggi i lavoratori non sarebbero più così interessati ad andare in pensione a 64 anni, anche alla luce dell’allungamento dell’aspettativa di vita e della possibilità di proseguire più a lungo l’attività lavorativa. L’assessore lombardo ha inoltre suggerito di destinare alla sanità i 4 miliardi di euro richiesti dalla Lega per finanziare Quota 64, ritenendo prioritario rafforzare le risorse a disposizione del sistema sanitario.
Parole che hanno provocato la dura replica di Dara, che invita Bertolaso a confrontarsi direttamente con la realtà di chi, dopo una vita trascorsa a svolgere lavori particolarmente pesanti, fatica ad arrivare all’età della pensione.
«Venga con me in giro per le fabbriche e i cantieri, a conoscere chi a 64, 65 o 66 anni lavora ancora sotto il sole cocente nei cantieri edili, chi sale sui ponteggi, chi stende l’asfalto sulle strade con temperature insopportabili, chi lavora nelle fonderie davanti ai forni o chi fa tre turni nelle fabbriche, compresi quelli di notte».
Il parlamentare mantovano cita muratori, carpentieri, operai, agricoltori, camionisti, infermieri e operatori sociosanitari, richiamando l’attenzione sulle condizioni di chi continua a svolgere mansioni fisicamente impegnative anche oltre i 60 anni.
«Provi a guardare negli occhi queste persone, che dopo 40 o 45 anni di lavoro hanno la schiena a pezzi, le ginocchia consumate e il fisico provato dalla fatica. Poi provi a spiegare loro che a 64 anni nessuno vuole più andare in pensione!».
Dara: «La pensione a 64 anni sarebbe una possibilità, non un obbligo»
«Prima di fare certe dichiarazioni bisognerebbe comprendere le esigenze di chi ha svolto per una vita intera lavori fisicamente massacranti e capire cosa significa davvero lavorare in determinate condizioni, soprattutto a 65 anni» continua il deputato leghista che sottolinea poi un aspetto considerato fondamentale della proposta: la possibilità di scegliere quando lasciare il lavoro, senza imporre il pensionamento anticipato a chi desidera continuare.
«E ricordo a Bertolaso che andare in pensione a 64 anni sarebbe una possibilità, non un obbligo: chi vuole continuare a lavorare è liberissimo di farlo, ma lasciamo scegliere anche chi non ce la fa più!».
«Sanità e pensioni non devono essere messe in contrapposizione»
Dara respinge anche l’ipotesi avanzata da Bertolaso di utilizzare per la sanità le risorse destinate alla riforma pensionistica. A sostegno della propria posizione richiama l’aumento dei finanziamenti nazionali al settore sanitario negli ultimi anni.
«E sulla sanità ricordiamo qualche numero: dal 2022 al 2026 il finanziamento nazionale è passato da circa 126 a 143 miliardi di euro all’anno. Quasi 17 miliardi in più!».
«Che la sanità abbia bisogno di ulteriori risorse è fuori discussione, ma non si può pensare di finanziarla togliendo a chi ha lavorato duramente per una vita la possibilità di andare in pensione».
Da qui la conclusione della replica di Dara, che rivendica la necessità di tutelare entrambi gli ambiti: «Il diritto alla salute e quello a una pensione dignitosa non devono essere messi uno contro l’altro».

















