SUZZARA – Si è concluso tra marzo e aprile il percorso formativo “Sicurezza relazionale e difesa personale nel lavoro sociale”, rivolto agli operatori di Socialis e condotto dall’istruttore Maurizio Leali. Un investimento concreto sulla tutela dei lavoratori, sempre più esposti a tensioni relazionali e situazioni complesse nei servizi alla persona.
Il corso ha fornito strumenti pratici per prevenire l’escalation dei conflitti, gestire situazioni critiche e rafforzare la sicurezza operativa, con particolare attenzione al personale amministrativo e agli assistenti sociali impegnati nel front office.
Uno degli elementi distintivi è stato l’approccio dinamico e partecipativo: i contenuti sono stati modellati sulle esigenze espresse dagli operatori, trasformando episodi reali in occasioni di confronto e apprendimento condiviso.
Tra i temi approfonditi: Comunicazione assertiva — per gestire il dialogo in modo chiaro e rispettoso. Tecniche di de‑escalation — per prevenire l’aumento della tensione. Riconoscimento dei segnali di aggressività — utile nei contesti di sportello. NO assertivo — per esprimere limiti e bisogni senza conflitto. Gestione del front office — in presenza di richieste multiple e forte pressione. Supporto tra colleghi — per affrontare insieme le situazioni critiche.
Il percorso ha alternato momenti teorici e attività esperienziali, con esercitazioni mirate anche ai colloqui dietro scrivania, contesto in cui è fondamentale saper mantenere il controllo e proteggersi in spazi limitati.
Dal lavoro d’aula è nata la proposta di un protocollo interno di sicurezza, pensato per superare il senso di isolamento dell’operatore e definire procedure condivise di intervento e supporto reciproco.
Il riscontro dei partecipanti è stato molto positivo, confermando l’importanza di investire nella formazione per garantire benessere, preparazione e qualità del servizio ai cittadini.
«Quando si parla di sicurezza – osserva Leali – raramente si considera quella dell’operatore nella relazione con l’utenza. È fondamentale tutelarsi senza rinunciare ai principi deontologici del lavoro sociale».

















