MANTOVA – Un nuovo modello di assistenza per gli anziani fragili, capace di integrare ospedale e territorio e di garantire continuità nelle cure: sarà questo il tema al centro dell’incontro pubblico in programma domani, 12 maggio, alle ore 18 alle Pescherie di Giulio Romano a Mantova, promosso dalla lista “Mantova Adesso” a sostegno del candidato sindaco Andrea Murari.
L’appuntamento sarà dedicato alla “Geriatria integrata per anziani e fragili”, con un approfondimento sul progetto G.I.A.R.A. – Geriatria Integrata per l’Anziano in Rete Assistenziale, esperienza sviluppata per costruire un modello organizzativo in grado di rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più anziana e caratterizzata da elevata complessità clinica.
Interverranno la dottoressa Giorgia Cecchini, direttore UOC Geriatria e responsabile clinico OdC ULSS 9 Scaligera dell’ospedale “Fracastoro” di San Bonifacio, ed Enrico Grazioli, candidato di Mantova Adesso. Sarà presente anche il candidato sindaco del centrosinistra Andrea Murari, mentre l’incontro sarà moderato e introdotto da Gianni Mistrorigo.
Il progetto G.I.A.R.A. nasce con l’obiettivo di migliorare appropriatezza, tempestività e qualità dell’assistenza agli anziani fragili attraverso una presa in carico multidimensionale e proattiva. Il modello punta a individuare precocemente i bisogni del paziente, modulando gli interventi in base al livello di fragilità e favorendo il raccordo tra servizi ospedalieri e territoriali.
Tra gli strumenti centrali del progetto figurano la valutazione geriatrica precoce già al momento dell’accesso in Pronto Soccorso, l’attività dell’Unità Mobile Geriatrica Interna (UMGI), i Piani Assistenziali Individualizzati e i percorsi strutturati di dimissione protetta con continuità ambulatoriale.
Nel corso dell’attuazione sono stati attivati percorsi specifici per i pazienti fragili ricoverati, programmi di prevenzione dell’allettamento e del declino funzionale, protocolli per un utilizzo appropriato del catetere vescicale, screening per il delirium e procedure dedicate all’identificazione dei bisogni palliativi con il coinvolgimento della rete territoriale.
Secondo i dati illustrati dal progetto, il modello integrato ha prodotto benefici sia sul piano organizzativo sia su quello clinico-assistenziale. Tra i risultati evidenziati figurano la riduzione della durata media dei ricoveri, una migliore continuità assistenziale, minori riospedalizzazioni precoci e un maggiore utilizzo di percorsi ambulatoriali dedicati.
Sono stati inoltre registrati un miglior recupero funzionale dei pazienti grazie alla mobilizzazione precoce e alla fisioterapia, una gestione più appropriata del cateterismo vescicale con riduzione delle complicanze infettive, una maggiore capacità di riconoscere e trattare il delirium e un incremento della presa in carico dei pazienti con bisogni palliativi.















