Meloni: avanti fino alla fine. La premier blinda l’esecutivo: “Né dimissioni né rimpasto”

E’ iniziata nella prima mattinata la lunga giornata di Giorgia Meloni con la sua informativa urgente alla Camera e poi al Senato, dove le repliche si sono concluse intorno alle 16. “L’opposizione descrive questo governo come un ‘pericolo per l’umanità ma non ne invoca le dimissioni. Posizione bizzarra, di chi evidentemente ostenta una sicurezza che non ha. Dopodiché ho scoperto alla Camera che c’è un partito che invece invoca le dimissioni, quindi prendo atto che neanche su questo l’opposizione  è unita”. Così la premier intervenendo in Senato nel corso della sua informativa sull’azione del governo. Mentre in mattinata aveva apostrofato, con un sorriso, i banchi di minoranza con: ”Cosa c’è, perché fate così, mi sembrate nervosi…”
Con un intervento di circa un’ora, in cui ha escluso dimissioni o rimpasto, ha annunciato che il governo arriverà fino alla fine della legislatura, ha parlato della crisi in Iran (con la richiesta di sospensione del Patto di stabilità se peggiora la situazione energetica), delle misure economiche, del referendum perso sulla giustizia e ha sfidato le opposizioni a fare proposte concrete invece di “insulti e demagogia”.
“Parliamo delle soluzioni, vediamo chi ne ha”. Proprio il contesto internazionale occupa una parte centrale dell’intervento. Sul dossier iraniano, Giorgia Meloni descrive una situazione ancora instabile, nonostante il cessate il fuoco: “Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace”. Da qui l’indicazione delle priorità, che per il governo restano nette: “Cessazione permanente delle ostilità, pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz”. Su questo punto “siamo già al lavoro con la coalizione per lo Stretto promossa dal Regno Unito, alla quale partecipano oltre 30 Paesi, per provare a costruire condizioni di sicurezza che consentano il pieno ripristino della libertà di navigazione e di approvvigionamento”, assicura. Poi rivendica la posizione italiana nei rapporti con gli alleati, a partire dagli Stati Uniti, respingendo quello che definisce lo “scontato ritornello” sulla sua presunta subalternità a Donald Trump. Allo stesso tempo, però, marca le distanze su singoli dossier.  L’offensiva contro Teheran, sottolinea, è stata un’operazione militare che “l’Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato”, richiamando anche il caso Sigonella. Da qui il rilancio dell’asse euro-atlantico: “Siamo ‘testardamente occidentali'”, afferma, parafrasando uno slogan caro a Schlein. Ma avverte: “Per stare  insieme, bisogna volerlo in due. Ed è per questo che, nel rapporto con gli Stati Uniti, dobbiamo essere chiari. Lavorare per tenere insieme le due sponde dell’Atlantico; lavorare per rafforzare la Nato”.

Il legame tra politica estera e interna passa soprattutto dall’energia. Meloni difende le missioni internazionali compiute durante il suo mandato, tra cui il recente blitz nel Golfo persico: “È preciso dovere del presidente del Consiglio fare tutto il possibile  per assicurare energia sufficiente e a prezzi il più possibile contenuti”. Ricorda gli interventi già adottati, come il taglio  temporaneo di 25 centesimi al litro del prezzo di diesel e benzina. E insiste sull’idea di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita (“non dovrebbe essere un tabù”): “Non una deroga per singolo stato membro, ma un provvedimento generalizzato”, rimarca Meloni, sottolineando come l’Italia sia “pronta ad attivare ogni  possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi”, compresi, se necessari, “ulteriori interventi sui profitti delle  società energetiche”. Un passaggio del discorso della premier è dedicato anche al nodo Ets: “Continueremo a chiedere in Europa di sospendere temporaneamente l’applicazione” di questo meccanismo alla produzione di elettricità da fonti termiche, ossia dal termoelettrico.

Sul piano economico, la presidente del Consiglio rivendica i risultati e risponde alle critiche. “Siamo l’unico Paese del G7 ad essere  tornato in avanzo primario”, con “il tasso di disoccupazione generale ai minimi storici”. E sul lavoro bolla come “menzogne” le accuse di  aumento della precarietà arrivate dalla segretaria dem Schlein, citando invece “quasi 1,2 milioni di occupati stabili in più e oltre  550 mila precari in meno”. Tra i dati indicati anche la lotta all’evasione: “Abbiamo combattuto, come nessun altro, l’evasione fiscale. In tre anni abbiamo raccolto oltre 100 miliardi di euro”. Nel capitolo sviluppo, Meloni insiste sul Mezzogiorno: “Il Sud sta colmando il divario”. E partendo dall’esperienza della Zes unica nel  Meridione, annuncia che sono allo studio le modalità per applicarla a tutto il territorio nazionale. Su immigrazione e sicurezza, la presidente del Consiglio rivendica la linea seguita finora: “Abbiamo ridotto gli sbarchi, aumentato sensibilmente i rimpatri e, soprattutto, abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo”. Ma sul piano dell’ordine pubblico riconosce che i risultati non sono ancora sufficienti: “Personalmente non sono soddisfatta”. Il tono si fa più duro quando affronta il tema della criminalità organizzata. “Non accetto lezioni su questo tema”, afferma, rivendicando il proprio impegno personale: “Combatto la mafia fin da ragazzina, e continuerò a farlo fino al mio ultimo respiro”. Quindi liquida come “palate di fango” le polemiche legate a un selfie del 2019 con Gioacchino Amico, pentito ed ex referente del clan camorristico dei Senese in Lombardia, respingendo ogni accostamento tra la sua figura politica e ambienti criminali. E rilancia, chiedendo alla Commissione Antimafia “di occuparsi dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nei partiti politici, Fratelli d’Italia compreso”. Sui temi sociali, Meloni riconosce le criticità della sanità: “Per molti italiani, i tempi restano troppo lunghi, l’accesso troppo difficile”. E annuncia un intervento sulla casa: “Un piano robusto, imponente, strutturale. Che ha come obiettivo quello di rendere disponibili, tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati, oltre 100 mila case nei prossimi 10 anni”. Nella parte conclusiva dell’intervento, la leader di Fdi rivendica una linea alternativa alle politiche del passato: “Misure puramente demagogiche che devastavano i conti pubblici”. Lo sguardo si sposta quindi sull’ultimo anno di legislatura, che – assicura – “non sarà un tempo di attesa. Sarà un tempo di lavoro, di scelte, di risultati”. Il referendum viene infine reinterpretato come uno stimolo: “Un ‘sì’ ti  conferma, ma un ‘no’ ti riaccende… il rifiuto non è la fine di un  percorso, ma l’inizio di una nuova spinta”. Il finale, assicura Meloni, è ancora da scrivere.