Suzzara, l’amore più forte della malattia: l’addio di un’ intera comunità a Daniela Moretti

SUZZARA – La chiesa della Sacra Famiglia di Suzzara questa mattina era un abbraccio silenzioso e composto, colmo di una tristezza profonda. Ogni banco occupato, ogni volto segnato dall’emozione, ogni sguardo rivolto verso il feretro della dottoressa Daniela Moretti, scomparsa a 65 anni dopo una lunga malattia degenerativa che lei stessa aveva diagnosticato. Una comunità intera si è stretta attorno alla famiglia per salutare una donna che, come medico e come persona, ha lasciato un’impronta indelebile.

La messa è stata concelebrata da quattro sacerdoti: monsignor Paolo Gibelli, don Giovanni Parise, don Giorgio Bugada dell’Unità Pastorale dello Zara e don Marco Cavallaro dell’Unità Pastorale dei Dossi del Destra Secchia. Dopo il Vangelo di Luca, don Giorgio ha preso la parola con la voce spezzata dall’emozione, restituendo alla comunità il ritratto più autentico di Daniela: “Daniela ha vissuto la prova della malattia, ha avuto chi le è stata accanto, il marito Pilade, le figlie. Ha avuto cura degli altri senza distinzione di sesso, razza o religione. Lei che era consapevole della sua malattia, che lei stessa si era diagnosticata, e di fronte alla quale non si è mai arresa cercando di andare avanti diventando traduzione concreta di che cos’è il Vangelo e per i medici il senso della loro professione”.

Parole che hanno attraversato la chiesa come un soffio di verità, mentre molti dei presenti non riuscivano a trattenere le lacrime.

Prima della benedizione, Giuliana, ex compagna di scuola, ha letto un messaggio struggente, un filo di memoria che ha riportato tutti agli anni della giovinezza, alle amicizie che resistono al tempo: “Carissima amica Daniela, sono qui oggi per dirti grazie per la tua amicizia nata agli inizi della scuola superiore, tra i banchi. Le lunghe chiacchierate in bicicletta tornando a casa da scuola, e infinite ore di studio. Grazie per la passione, l’impegno e la dedizione che hai sempre messo nello studio prima e nel lavoro dopo. Grazie per l’attenzione per i più fragili… Ricordo le belle avventure in montagna nella casa di don Beniamino. Poi sei diventata la mia dottoressa, scrupolosa, attenta, bravissima… Un grande grazie a Pilade che ti ha accompagnato con tanta cura e amore in questa lunga malattia. Ora sei in pace tra le braccia del Signore… Ciao e arrivederci presso Dio”.

Un silenzio intenso ha accompagnato la lettura, mentre la chiesa sembrava trattenere il respiro.

Poi è stato il momento più toccante: le parole delle figlie, Elisabetta ed Elena, che con coraggio e lucidità hanno raccontato il percorso della madre, colpita dall’Alzheimer ma mai sconfitta nella sua essenza: “Si dice che la malattia trasformi le persone. Eppure nostra mamma… è rimasta Daniela Moretti. Fin da piccole ci ha insegnato che non solo la morte è parte integrante della nostra esistenza, ma anche la malattia e pure l’Alzheimer… È un evento che può accadere, esattamente come un incidente in auto o un amore a prima vista. Sta a noi affrontare questi accadimenti. Non vogliamo tediarvi raccontando quanto siano stati faticosi questi anni… perché ci sono stati anche bei momenti, risate, scoperte, nuove amicizie. I confini familiari si sono espansi per accogliere tutti coloro che, nonostante la malattia, sono riusciti a ricevere il suo amore oltre che a trasmetterlo. Se conosciamo bene nostra mamma, penso che vorrebbe che nessuno uscisse da qui con una commemorazione di lei prima o dopo… Non vorrebbe neanche che tornaste a casa pensando che questa malattia non si può sconfiggere. Nonostante tutto è possibile essere felici, e noi siamo testimoni del fatto che si può rendere felici gli altri anche da malati”.

Parole che hanno attraversato la chiesa come un dono, restituendo a Daniela la sua verità più luminosa: quella di una donna che ha saputo amare e farsi amare anche nella fragilità.

Quando il rito si è concluso, la comunità è rimasta ancora per qualche istante in silenzio, sul sagrato della chiesa, come a voler trattenere l’eco di una vita che ha seminato cura, dedizione e umanità. Un addio composto, intenso, attraversato da una tristezza profonda ma anche dalla gratitudine per ciò che Daniela Moretti ha rappresentato per tanti. Poi l’ultimo viaggio verso il cimitero di Mantova in attesa della cremazione.