MANTOVA – Sarà presentato mercoledì 27 maggio alle ore 16 il nuovo allestimento permanente della Sala dell’Alcova in Corte Vecchia, a Mantova. L’intervento restituisce al pubblico una selezione di nove strappi del ciclo cavalleresco di Pisanello, in gran parte recuperati dai depositi e ora ricollocati in un percorso espositivo rinnovato.
Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare uno dei nuclei pittorici più significativi del primo Quattrocento italiano, integrando il racconto della riscoperta del ciclo con nuovi strumenti di lettura dedicati sia alla storia dell’opera sia alle tecniche esecutive dell’artista.
Il ciclo, realizzato da Antonio di Puccio detto Pisanello tra Pisa o Verona e Roma entro il 1394 e il 1455, venne riscoperto negli anni Sessanta dall’allora soprintendente Giovanni Paccagnini. Dopo una serie di indagini, fu individuata la sala nota già nel 1480 come “del Pisanello”, ma ritenuta perduta a causa delle trasformazioni subite dal palazzo, in una palazzina retrostante il Palazzo del Capitano, nella cosiddetta Corte Vecchia.
L’intervento è stato realizzato anche grazie al contributo della Fondazione Comunità Mantovana ente filantropico e alla sponsorizzazione tecnica della ditta di restauro “ZóE” di Giovanna Gola, che ha curato le finiture delle superfici del nuovo allestimento con materiali forniti da Opificio Bio Aedilitia.
La selezione e lo studio dei materiali sono stati seguiti dalla funzionaria storica dell’arte Giulia Marocchi. Il progetto di allestimento, firmato da Archiplan Studio di Mantova, è stato coordinato dalla funzionaria architetto Verena Frignani per gli aspetti architettonici e impiantistici e dalla funzionaria restauratrice Daniela Marzia Mazzaglia per la movimentazione e la conservazione delle opere.
Nell’ambito dello stesso intervento è stato realizzato anche un miglioramento dell’accessibilità: una nuova rampa consente ora il collegamento senza barriere tra la Galleria Nuova e la prima saletta dell’Alcova. L’iniziativa è inoltre occasione per ricordare il restauratore Archinto Araldi, recentemente scomparso, che all’epoca delle operazioni di strappo dei murali pisanelliani lavorava per la ditta Coffani e partecipò direttamente alle attività di recupero.


















