MANTOVA – Dalla necessità di trattenere i giovani mantovani a quella di attrarne di nuovi in città, passando per sicurezza, casa, infrastrutture e sostegno agli anziani. Sono alcune delle priorità indicate dal candidato sindaco del centrosinistra Andrea Murari nell’intervista in vista delle amministrative. Murari punta su lavoro, welfare e rilancio abitativo per rendere Mantova più attrattiva per le nuove generazioni, rivendicando il ritorno della città sopra quota 50mila abitanti dopo trent’anni. Dal piano casa pubblico-privato legato allo sviluppo di Valdaro al rafforzamento della sicurezza nei quartieri, fino alla battaglia per completare il sistema tangenziale e ottenere collegamenti ferroviari più veloci con Milano e Verona, il candidato del centrosinistra rilancia una visione di Mantova fondata su “bellezza, giustizia sociale e coraggio”.
Lei ha più volte definito i giovani “la grande priorità” dei prossimi anni. Quali sono i primi interventi concreti, attuabili nel breve termine, per far si che un giovane resti a Mantova o decida di venire ad abitarci?
“Lavoro, casa, supporto alle famiglie e università. Tutti temi su cui abbiamo già fatto molto, riportando la città sopra 50 mila abitanti, dopo trent’anni. Molti di questi nuovi residenti sono under 36, a dimostrazione che la strada intrapresa è quella giusta. Siamo pronti fin da subito ad accompagnare le aziende che si insedieranno a Valdaro, mettendo a disposizione case per i nuovi lavoratori e accompagnandoli con una welfare famigliare che non ha paragoni negli altri Comuni, a cominciare dai nidi comunali gratis, che vogliamo ampliare in quanto a disponibilità di posti”.
Come funzionerebbe concretamente il piano casa comunale? Durante la campagna elettorale ha parlato della necessità di riportare residenti nel centro storico dove però gli appartamenti in affitto costano molto e sono quasi tutti di privati. Come intende procedere?
Il modello è chiaro e già testato: recuperare alloggi abbandonati e in situazioni di degrado, cercando le risorse attraverso bandi e destinandoli alle giovani famiglie con un reddito da lavoro. Cercheremo di farlo nei quartieri e anche nel centro storico dove c’è bisogno di far crescere i residenti. Stiamo lavorando con le imprese che si insedieranno a Valdaro per coinvolgerle nel piano casa, un piano pubblico-privato per i lavoratori.
Mantova però è intanto una città sempre più “vecchia”, con oltre il 25% della popolazione over 65 e ben il 10% con più di 80 anni. Molti anziani vivono soli. Quali interventi si possono pensare per questa fascia di cittadini, destinata a diventare sempre più ampia? Anche tenendo presente che la maggior parte degli anziani difficilmente partecipa a iniziative o accede a luoghi ricreativi e che spesso deve invece affrontare problemi di salute, rispetto ai quali la sanità territoriale di certo non aiuta.
Attrarre giovani è indispensabile per garantire la sostenibilità dei servizi anche per gli anziani. A cominciare da progetti di alloggi protetti e formule di co-housing, che devono completare l’offerta di posti in Rsa. Serve poi riuscire a intercettare sempre meglio i bisogni degli anziani soli, supportando il grande lavoro che svolge il mondo del volontariato. Punteremo sempre di più su spazi pubblici in tutti i quartieri per la socialità delle persone, di tutte le età.
Veniamo alle infrastrutture. E’ importante ovviamente chiudere il sistema tangenziale almeno a sud col proseguimento dell’Asse interurbano fino al casello dell’A22 di Bagnolo San Vito, opera che è però collegata all’autostrada regionale Cremona-Mantova ferma dal 2003. Come pensa di affrontare questo problema che non può essere ulteriormente rimandato?
Questa è la vera priorità per chiudere l’anello tangenziale. Abbiamo due strategie parallele. Se si sbloccherà la gara di Autobrennero, ci sono 100 milioni già destinati all’opera. Viceversa chiederemo alla Regione Lombardia di stralciare l’opera dalla Mantova Cremona e di finanziarla indipendentemente dalla realizzazione dell’autostrada.
Ha parlato anche della necessità di collegamenti ferroviari veloci con Milano e Verona. Ma nel primo caso non si sa nemmeno se verrà finanziato e quando il secondo lotto del Raddoppio ferroviario e con Verona il progetto non c’è ancora. Dobbiamo rassegnarci dunque a un isolamento ferroviario di Mantova ancora per tempi molto lunghi?
Tutto il territorio deve sostenere insieme con forza la battaglia per il completamento del raddoppio, perché non ha alcun senso lasciare a metà un’opera così importante. E poi pretendere che il raddoppio porti a collegamenti veloci. Credo che anche su Verona ci sia lo spazio perché alcuni dei treni diventino diretti, con la sola fermata per l’aeroporto Catullo. È giusto che ci siano treni capillari ma lenti, e treni diretti e veloci. Rispondono a esigenze diverse. Oggi ci sono solo quelli lenti.
La sicurezza è senz’altro uno dei temi più sentiti dalla cittadinanza. Lei ha annunciato diverse misure tra cui l’aumento della presenza della polizia locale con due pattuglie operative h24, il rafforzamento dei presidi fissi, l’introduzione degli street tutor e la creazione di stazioni decentrate dei vigili nei quartieri, in primis quella a Lunetta. In più una serie di interventi sul fronte della prevenzione. Ha evidenziato anche che ordine e sicurezza pubblica sono però di competenza dello Stato. Probabilmente quindi, senza quel Patto Nazionale per la sicurezza invocato dall’Anci, si potrà fare comunque troppo poco. Su quali fronti il Governo dovrebbe attivarsi? Al momento sta rispondendo alla richiesta dei sindaci con qualche provvedimento concreto?
La sicurezza è un grande fallimento del governo, che scarica il problema sui sindaci. Al momento alle promesse non sono seguiti fatti concreti. Noi come sempre faremo fino in fondo la nostra parte per contribuire al presidio del territorio e, soprattutto, per lavorare sulle politiche di prevenzione a fronte di situazioni su cui gravano povertà, disagio giovanile, malattie psichiche.
Ha parlato di stop al consumo di suolo e recupero dell’esistente. Ci sono aree della città che considera prioritarie per la rigenerazione urbana?
Su molte aree siamo già intervenuti, ma serve ancora insistere sul recupero del costruito, soprattutto per rimettere a disposizione case. Penso a Virgiliana, Gambara, ma anche al centro storico dove ci sono immobili da recuperare.
Quali sono i tre progetti più importanti che rivendica di aver realizzato come assessore?
Non c’è nulla che io abbia fatto da solo, siamo stati una grande squadra, guidata dal sindaco Palazzi e supportata da bravissimi tecnici. Ci sono sicuramente alcuni interventi su cui abbiamo dovuto lavorare giorno e notte e per questo li ricordo con più soddisfazione. Il piano Esselunga, con la demolizione dell’ex Palazzetto di porta Cerese, e la cessione al Comune del parcheggio Mondadori. Il rilancio di Valdaro, che ha portato già oltre mille nuovi posti di lavoro. Le bonifiche del Sin che siamo riusciti a sbloccare dopo troppi anni persi.
Se dovesse scegliere invece tre parole per descrivere la Mantova che immagina tra dieci anni, quali sceglierebbe?
Immagino una città sempre più bella, più giusta e coraggiosa. La bellezza è un dono che abbiamo il dovere non solo di custodire ma anche rilanciare. La giustizia sociale è il vero obiettivo della crescita della città, che deve mettere sempre al centro la vita delle persone. Il coraggio è la conseguenza della ritrovata fiducia dei mantovani, che ci permetterà di continuare a credere in sfide che fino a qualche anno fa sembravano impossibili.

















