Olio e miele: la pandemia non ferma il progetto Dafne a sostegno delle donne vittime di violenza

A poco più di un anno dal primo lockdown siamo a fare un bilancio delle attività del centro antiviolenza DONNA chiama DONNA gestito dal CIF Carrara.

L’anno passato, di questi tempi, eravamo molto preoccupate perché non avevamo più notizie delle nostre utenti e nessun’altra chiamava per chiedere sostegno e/o denunciare violenza. Come se la violenza di colpo si fosse fermata, ma non era così bensì possiamo dire il contrario.

La convivenza forzata impediva ogni relazione con le operatrici del centro tramite ascolto telefonico.

La difficoltà di trovarsi in una fase del tutto nuova e, apparentemente, senza strumenti ha fatto sì che si creassero strategie e procedure per rimettere in moto la rete antiviolenza, e così è stato.

Le operatrici del centro, così come le utenti non erano abituate né attrezzate alla videochiamata. Ma ben presto le cose sono cambiate: sono ricominciati, per quanto possibile grazie anche ai dispositivi di protezione, i colloqui in presenza e sia l’uso delle videochiamate e delle piattaforme è diventata consuetudine.

L’uso della tecnologia ha fatto sì che cambiasse anche la relazione tra utente e operatrice che “entrava” in casa della donna conoscendone il privato, i colori, i suoni, le voci da cui è circondata.

Le capacità empatiche delle operatrici hanno dovuto svilupparsi nel colloquio a distanza, ma questa distanza ha fatto sì che le donne trovassero una maggior facilità a parlare di sé e del proprio vissuto.

A quel punto è stato chiaro che la violenza non si era fermata così come la nostra vita sociale, ma come la brace sotto la cenere era pronta a evidenziarsi con tutta la sua prepotenza. Ecco che le utenti che già usufruivano dei servizi del CAV hanno ripreso i colloqui e le consulenze e tante tantissime donne, più di prima, hanno cominciato a rivolgervisi.

La nostra esperienza, ad oggi, fine marzo 2021, vede un netto incremento degli accessi rispetto agli anni ante pandemia.

 

Fuoriuscita dalla violenza

Ma le criticità per la fuoriuscita della violenza riferite soprattutto all’indipendenza economica si sono fatte più importanti: si sono interrotti corsi di formazione, tirocini, stage. Non ha potuto accedere ai benefici previsti dai decreti ministeriali, dalla cassa integrazione al bonus baby sitter coloro che avevano lavori saltuari o non regolari.

Inoltre è aumentato il carico di assistenza ai minori e delle persone fragili all’interno della famiglia facendo sì che le donne si allontanino ancora di più dal mondo del lavoro così come anche riportato da dati sottolineati dal Presidente Mattarella che riporta che “La quota di occupazione femminile è tornata indietro. Ai livelli del 2016, ben al di sotto del 50 per cento raggiunto per la prima volta nel 2019”.

Ecco che anche il percorso DAFNE, attivato dal CIF Carrara grazie a Fondazione Marcegaglia, ha subito nel corso del 2020 un rallentamento a causa della pandemia, le molteplici interruzioni a causa di quarantene preventive hanno di fatto decimato le ore dedicate alla lavorazione e cura dell’orto e degli uliveti.

Ma la pandemia non ha interrotto l’entusiasmo e la motivazione per un percorso così appagante ha vinto sui momenti di sconforto, attivando le donne alla selezione di attività che più si confacesse ai nuovi ritmi di disponibilità imposti dalla situazione attuale. Il progetto DAFNE per il reinserimento delle donne in agricoltura è riuscito a fare “da paracadute” allo stato di isolamento, e a volte, depressivo, delle donne che ne fanno parte.

E proprio grazie a questo entusiasmo e alla motivazione personale, oggi siamo felici di condividere il frutto del lavoro nell’uliveto e con le arnie: l’olio e il miele del progetto Dafne.

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