MANTOVA – Non è più domenica, cantava Cesare Cremonini nella sua celebre “Marmellata #25”, usando la parabola calcistica per rievocare malinconicamente il passato. Per i tifosi del Mantova, invece, da un bel pezzo non è più derby. E non perché manchino le occasioni: quest’anno tra Cremonese, Modena e Verona, le sfide campanilistiche si succedono – neanche a farlo apposta – l’una dopo l’altra sul cammino dei biancorossi di mister Francesco Modesto. Quella contro gli scaligeri, poi, in programma nel pomeriggio al “Martelli – Pata”, è una partita che i mantovani attendevano da quasi due decenni.
E tuttavia, senza una delle due tifoserie, non è ovviamente la stessa cosa. A farlo notare è anche l’ex consigliere comunale e grande tifoso del Mantova Stefano Rossi, che condivide una riflessione: “Noi che da cinquant’anni seguiamo il Mantova, in casa e in trasferta, sappiamo bene quanto sia sentito e quanto significhi questo derby con l’Hellas. Capisco che per le nuove generazioni possa non avere lo stesso valore. Ma come potrebbe essere altrimenti, se un sistema incapace di garantire la sicurezza continua a vietare, spesso senza spiegazioni e a tempo indeterminato, trasferte e rivalità storiche?”.
“Il risultato continua Rossi – è sotto gli occhi di tutti: si stanno spegnendo le passioni, si stanno perdendo le tradizioni e sempre più persone si allontanano da un calcio ormai malato, che sembra aver dimenticato le proprie radici. Ed è un vero peccato. Perché noi abbiamo avuto la fortuna di vivere un calcio in cui il tifo era appartenenza, identità, orgoglio cittadino. Un calcio in cui seguire la propria squadra, in casa e in trasferta, significava sentirsi parte di qualcosa di grande. Le rivalità sportive non sono un problema da cancellare, ma un patrimonio da preservare. Perché senza tifosi, senza passione e senza appartenenza, il calcio perde la sua anima”.


















