Emanuele Bellintani lancia la sfida: “Una Mantova più accessibile e vicina ai cittadini”

MANTOVA – Una proposta alternativa rispetto a quello che è stato il governo del capoluogo negli ultimi anni. E’ quella portata avanti da Emanuele Bellintani e Dire Fare Città, un movimento civico che nasce dal basso e, soprattutto, da anni di confronto con i cittadini e di costruzione di un programma elettorale pensato su misura per quelle che si ritiene siano le esigenze primarie di chi vive e lavora all’interno del Comune di Mantova. A Bellintani abbiamo rivolto alcune domande per saperne di più.

Da tanti anni lei è impegnato nel sociale, che cos’è scattato questa volta per cui ha deciso di candidarsi a sindaco di Mantova?
“L’impegno sociale e civile mi ha permesso di confrontarmi con temi e problemi che spesso non trovano molto spazio nel dibattito istituzionale e che hanno l’urgenza di essere affrontati con decisione e coerenza. Mi sono candidato perché Mantova in questi anni sta cambiando, ma non sempre nella direzione giusta. Quello che vedo ogni giorno, anche nel mio lavoro, è che sempre più persone fanno fatica a restare: a trovare casa, a costruirsi un futuro, a vivere pienamente la città. Non penso sia un “destino”: è più il risultato di scelte – o di mancate scelte. “Dire Fare Città” nasce dall’ascolto e dalla convinzione che serva un cambio di passo concreto, coerente e determinato, per rendere Mantova una città in cui non solo si vive, ma si può restare e progettare il proprio domani. La nostra lista concretizza questa volontà: è fatta di 32 candidate e candidati, con percorsi diversi e che rappresentano un’ampia parte della società mantovana che vive, lavora e studia qui”.

Più volte durante la campagna elettorale ha detto che “Mantova non è per tutti”. In concreto chi resta fuori e perché?
“Resta fuori chi lavora ma non riesce a permettersi una casa. Restano fuori molti giovani, che spesso sono costretti ad andarsene. Restano fuori anche famiglie con reddito medio e anziani che si trovano a fare i conti con servizi sempre più difficili da usare o da raggiungere. Senza dimenticare che c’è un problema di partecipazione e condivisione con i cittadini nelle scelte decisive, specialmente nelle periferie. Non è una città che esclude in modo evidente, ma in modo silenzioso. Il punto è questo: Mantova funziona, ma sempre più spesso funziona meglio per chi ha già delle condizioni favorevoli. La sfida è renderla di nuovo una città accessibile, in cui le opportunità siano per tutti”.

Casa e lavoro sono tra i temi su cui insiste molto nel suo programma. Si parla di affitti calmierati, come funzionerebbero? Il lavoro, a che provvedimenti pensa nel breve termine? Come concretizzarli visto che si tratta di una materia che non dipende direttamente dal Comune?
“Sulla casa vogliamo intervenire su due livelli: da una parte potenziare davvero l’edilizia pubblica, recuperare gli alloggi sfitti e strappare al degrado spazi come l’ex Caserma Montanara e Curtatone per creare progetti abitativi intergenerazionali e di comunità. Dall’altra introdurre strumenti per calmierare gli affitti, costruendo accordi con i proprietari e offrendo garanzie pubbliche a chi affitta a prezzi sostenibili.
Sul lavoro, è vero che il Comune non fa le leggi, ma può incidere molto più di quanto si pensi, anche perché come “azienda” conta più di un migliaio di dipendenti, tra diretti o sotto appalto. Oltre a un incremento del fondo per gli stipendi dei dipendenti comunali, vogliamo rendere concreta a livello locale la nostra battaglia storica del “Salario Minimo Comunale”, con la soglia di 10 euro orari, applicandolo agli appalti pubblici, inserendo clausole sociali e stop al massimo ribasso che si ripercuote sempre sulle retribuzioni. In più, per ragionare di “qualità” oltre che di “quantità” dei nuovi posti di lavoro, crediamo nella necessità di patto sociale territoriale con imprese e sindacati per promuovere lavoro stabile e di qualità; l’obiettivo è attrarre imprese che creano valore duraturo e ricchezza per la comunità. Perché il punto non è solo creare lavoro, ma permettere alle persone di costruirsi una vita”.

Lei propone di ridisegnare il trasporto pubblico: cosa cambierebbe con il suo progetto per un cittadino medio?
“Vogliamo cambiare perché oggi chi resta fermo rinuncia a lavorare, a studiare, a vivere la socialità. Non è solo un problema di autobus, è una questione di diritti e di opportunità negate. Le proposte partono da una constatazione semplice: per avere meno traffico e meno auto circolanti, bisogna rendere il sistema integrato di trasporto pubblico e mobilità sostenibile un’alternativa più comoda, più efficiente e, in tempi di costanti rincari dei carburanti e non solo, di risparmio economico. Il programma prevede il ridisegno delle linee urbane a favore di un servizio capillare nei quartieri affiancato dallo sviluppo di vere ciclabili continue e sicure con punti in città dove poter parcheggiare in sicurezza. Decisiva sarà anche l’introduzione di autobus con corse serali e notturne, per garantire a tutti la possibilità di muoversi anche oltre i canonici orari lavorativi. Altro punto strategico è il rafforzamento dei collegamenti con l’Hinterland tramite una metropolitana leggera di superficie sfruttando i binari esistenti, collegando in modo rapido e sostenibile il capoluogo (da Frassine a Cittadella e Levata) ai Comuni limitrofi e ai grandi poli produttivi come Valdaro, superando l’isolamento dei quartieri periferici. Vogliamo inoltre occuparci del miglioramento dei collegamenti ferroviari verso le città (un esempio? obiettivo di tre diretti al giorno per Verona)”.

La tutela dell’ambiente è un altro dei suoi cavalli di battaglia. A che provvedimenti pensa?
“L’ambiente è prioritario nel nostro programma perché parla di salute, qualità della vita, sviluppo. Mantova vive criticità evidenti come la qualità dell’aria, il consumo di suolo, gli impatti industriali. Per troppo tempo questi problemi sono stati affrontati in modo frammentario o ideologico. Serve un cambio di passo. La nostra proposta è semplice e concreta: mettere l’ambiente al centro delle scelte amministrative. Stop al consumo di suolo nel nuovo PGT, rigenerazione degli spazi abbandonati, più verde urbano per contrastare le isole di calore e prevenire gli allagamenti. Nel 2026 una priorità è capire come ridurre la temperatura media in città di 1-2 gradi d’estate per renderla più vivibile. Ci impegniamo per la salvaguardia dell’intera area dell’ex-Lago Paiolo dalla speculazione (e fare luce sulla vicenda dell’asta persa) e la creazione di un agri-parco urbano al Migliaretto con finalità didattiche e sociali. Accanto a questo, un impegno massimo sulla qualità dell’aria, con riduzione dell’impatto delle automobili, il monitoraggio trasparente delle emissioni e degli odori e un confronto serio con le realtà produttive; difendere l’ambiente non significa bloccare lo sviluppo, ma orientarlo. Mantova può diventare un modello: una città che sceglie di investire sulla salute e sulla qualità della vita di tutti”.

In alcuni suoi interventi ha detto che la sicurezza non si risolve con la repressione: cosa propone in alternativa nel breve periodo per rispondere ai tanti mantovani che sentono la sicurezza come una delle esigenze prioritarie?
“Noi vogliamo intervenire sulle cause, oltre a far rispettare le regole ogni giorno. Premesso che vale sempre la regola che “chi sbaglia paga”, oggi non esiste una sola sicurezza: esistono le sicurezze, al plurale. E oggi molte di queste mancano, a partire da quelle sociali, in una città sempre più fragile con negozi sfitti, vie vuote e quartieri dormitorio. Va da sé che la comunità è meno coesa, ha più paura, le fragilità sociali corrono il rischio di diventare devianze o di sfociare nella micro-criminalità. E si produce insicurezza diffusa.
Non c’è un piano integrato, ma solo una risposta di facciata a problemi più profondi: come ad esempio il voler rispondere al disagio dei giovani e al problema delle dipendenze dotando la polizia locale di costosissimi cani antidroga o nel tentativo inutile di spostare altrove i senzatetto tramite centinaia di Daspo all’anno. È tutto inefficace se rimane l’unica risposta. Più controlli e presenza sul territorio sono necessari, ma serve un lavoro decisivo sulla prevenzione. La polizia locale deve essere messa nelle condizioni di presidiare davvero il territorio, con mezzi adeguati e presenza visibile. Vogliamo educatori di strada, psicologi di quartiere e mediatori culturali che -anziché rincorrere i crimini- ascoltano, anticipano i conflitti. Dai parchetti agli spazi giovanili, fino alle scuole, sostenendo iniziative che intervengono quando le devianze cominciano a manifestarsi.
Dove è stata introdotta l’educativa di strada intensiva, i reati giovanili sono crollati del 20-30%. In più vogliamo riattivare la vita sociale e commerciale in centro, nei parchi e nei quartieri: dare sostegno al piccolo commercio di vicinato, riaccendere le luci delle vetrine in centro, riqualificare i giardini nei quartieri. Questa non è nostalgia dei tempi andati, ma la volontà di risolvere i problemi in modo sistemico: perché una strada è più sicura quando è vissuta, quando nascono relazioni, presenza, opportunità”.

Se dovesse scegliere una sola misura simbolica per cambiare Mantova, quale sarebbe?
“Istituire un Assessorato specifico alla Qualità dei Servizi Pubblici con un compito preciso: combattere i disservizi e agire nei confronti degli altri Enti con tutti gli strumenti necessari. Uno strumento utile anche per procedere alla reinternalizzazione di servizi strategici come la piscina Dugoni e per mettere le basi per un nuovo modello di “consulta” di quartiere per far partecipare i cittadini in modo diretto alle scelte della città”.