MANTOVA – Un appuntamento che unisce tradizione, fede e riflessione sul mondo agricolo, ma che quest’anno assume anche un significato particolare per Coldiretti Mantova. Domani, domenica 8 novembre l’organizzazione tornerà infatti a celebrare la Giornata del Ringraziamento nel cuore della città, dopo molti anni in cui la ricorrenza si era svolta al Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Curtatone. Un ritorno nel capoluogo che si inserisce nel solco delle principali iniziative promosse da Coldiretti nel corso del 2026, tutte caratterizzate dalla scelta di Mantova come luogo di incontro e confronto tra il mondo agricolo, le istituzioni e la cittadinanza.
La 76ª Giornata del Ringraziamento prenderà il via alle 10.30 nella basilica di Sant’Andrea, con la Santa Messa presieduta dal vescovo Marco Busca. Durante la celebrazione, i rappresentanti dei diversi territori della provincia porteranno all’altare i prodotti della terra in segno di gratitudine. Alle 11.45 seguiranno i saluti delle autorità e del presidente di Coldiretti Mantova Fabio Mantovani, mentre alle 12 è prevista la tradizionale benedizione degli agricoltori e dei mezzi agricoli schierati all’esterno della basilica.
Questo momento è anche l’occasione per tracciare un bilancio dell’annata agraria e guardare alle prospettive future. Dall’andamento delle produzioni agli effetti del clima, fino alla redditività delle imprese, ne abbiamo parlato con il presidente di Coldiretti Mantova Fabio Mantovani.
Presidente, la Giornata del Ringraziamento rappresenta tradizionalmente l’occasione per tracciare un bilancio dell’annata agraria. Che 2026 è stato per l’agricoltura mantovana? Quali settori hanno ottenuto i risultati migliori e quali, invece, hanno incontrato le maggiori difficoltà?
Il 2026 è stato un anno complesso per l’agricoltura mantovana. I cambiamenti climatici hanno pesato molto, fra siccità, temperature tropicali senza escursione fra il giorno e la notte per molto tempo, grandine e trombe d’aria. È stato colpito l’80% del territorio agricolo, con danni rilevanti e perdite di prodotto.
Il comparto lattiero caseario legato alle Dop come Grana Padano e Parmigiano Reggiano è stato performante e ha consentito agli allevatori di investire in innovazione, benessere animale, ampliamento delle stalle e della produzione. I suini hanno vissuto un anno altalenante. La carne bovina sta vivendo il paradosso di prezzi elevati, ma gli allevatori sono schiacciati dai costi. E la variabile dei costi, insieme al meteo, ha pesato sulla marginalità. Chi ha prodotto pere, melone, zucche, ma anche cocomere ha dovuto fronteggiare le bizze del meteo. È stata una buona stagione per le barbabietole, in particolare per chi ha seminato in anticipo. Il pomodoro ha perso il 30% della produzione. Per non parlare della catastrofe dei vivai nell’area cannetese, che non avevano mai subito perdite così. Insomma, non certo un’annata brillante.
L’estate appena trascorsa è stata caratterizzata da temperature molto elevate, siccità e fenomeni meteorologici estremi. Quali conseguenze hanno avuto sulle produzioni agricole mantovane? Ad agosto aveva ipotizzato danni per oltre 60 milioni di euro: questa stima è stata confermata oppure il bilancio finale è ancora più pesante?
Come dicevo prima, l’ondata di caldo e i fenomeni meteorologici estremi hanno compromesso parte della produzione. I danni sono sia di natura diretta che indiretta. Chi ha perso il mais per la razione degli animali in stalla sarà costretto ad acquistarla all’esterno. I vivaisti hanno meno alberi disponibili e il ciclo di accrescimento è pluriennale. Difficile quantificare un danno complessivo. Anche perché questi elementi di criticità innescano anche un fattore psicologico che finisce per pesare sugli agricoltori. Dopo simili annate crescono i pensionamenti e aumenta il rischio di abbandono dei terreni. Si vede forse meno dalle nostre parti, ma in Europa è un fenomeno conosciuto.
Le estati sempre più calde stanno rendendo l’acqua una risorsa ancora più preziosa per l’agricoltura. Il sistema irriguo mantovano è attrezzato per affrontare queste nuove condizioni climatiche?
Direi che grazie al sistema del Lago di Garda e alle sperimentazioni in corso per la gestione razionale delle risorse idriche siamo forse più attrezzati di altri territori. Qualche criticità maggiore forse nell’area dell’Alto mantovano nell’area servita dal Canale Arnò e sul versante al confine con Cremona, dove però sono stati potenziati i sistemi di pescaggio a Isola Pescaroli. Bisognerebbe dare corso, come sollecitato più volte da Coldiretti e da Anbi, al Piano invasi, perché bisogna intercettare l’acqua quando piove, visto che anche il calendario delle precipitazioni è oggi molto sbilanciato verso l’autunno e parte dell’inverno.
Al di là dell’andamento dei raccolti, c’è il problema della redditività delle imprese agricole. Tra costi di produzione, energia, irrigazione e oscillazioni dei prezzi, oggi quanto riescono effettivamente a guadagnare gli agricoltori mantovani? Ci sono settori nei quali i margini si sono particolarmente ridotti?
Vi sono settori che definirei a rischio. Pensiamo alle pere o alle mele, vengono da anni di estirpi e non saprei dire se in futuro saranno colture ancora caratteristiche del territorio.
Le superfici coltivate a mais si sono dimezzate negli ultimi 20 anni e le condizioni climatiche degli ultimi anni mettono a rischio la salubrità del prodotto. Il vino sta vivendo un periodo di difficoltà, in particolare il Lambrusco. La carne bovina ha un tasso di autoapprovvigionamento di poco superiore al 35% e bisogna sperare che grazie alle risorse del Coltivaitalia, che mette a disposizione 300 milioni di euro, si riesca a potenziare la filiera Italia-Italia.
Viviamo comunque in un’epoca complicata e non solo per la redditività. Pensiamo al paradosso proprio del latte: grazie al circuito delle nostre Dop, Grana Padano e Parmigiano Reggiano, la redditività in questi anni è stata sicuramente positiva. Eppure alcune stalle hanno chiuso. Segno che il futuro dell’agricoltura è complicato e va ben oltre la voce reddituale.
Guardando al prossimo anno, prevale la fiducia o la preoccupazione tra gli agricoltori mantovani? Quali sono i maggiori rischi che intravede per il 2027 e quali, invece, le opportunità sulle quali il nostro territorio potrebbe puntare?
Essere imprenditori significa avere fiducia, nonostante le difficoltà. Vediamo più opportunità che rischi, anche se siamo consapevoli che non mancano i rischi, dai cambiamenti climatici alla necessità di definire nuovi modelli per migliorare l’efficacia dello strumento assicurativo. Bisognerà difendere la Politica agricola comune del futuro, rafforzare le filiere agricole, sostenere progetti di educazione alimentare per spiegare ai cittadini i benefici della dieta mediterranea e dei prodotti Dop e Igp, migliorare i volumi all’export per avere un’agricoltura più forte e resiliente.


















